Il cordone ombelicale di India

28 giugno 2019 - Tonio Dell'Olio

Negli occhi mi resta quel cordone ombelicale ancora attaccato al corpicino della neonata. Era sul bordo di una strada nella notte tra il 6 e il 7 giugno, a Cummings in Georgia (Stati Uniti) e l'hanno sentita piangere. Una pattuglia della polizia l'ha trovata tra le sterpaglie, infilata in un sacchetto di plastica come fosse spazzatura da buttar via. Le hanno dato subito un nome e l'hanno chiamata India. Una vita che non si è rassegnata alla morte e ha voluto gridare con quanto fiato aveva in gola la sua volontà di vivere. E quel cordone forse altro non è che il tenue filo che tiene precariamente legati gli uomini del nostro tempo a un senso di umanità. Ovvero a restare umani. Cosa potrebbe giustificare la scelta di buttare via una vita, un respiro, quegli occhi la cui tenerezza si intravede nella foto che l'agente le ha scattato al momento del ritrovamento? “Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare” ci ricorda il Salmo 48. Per questo quel cordone rimasto attaccato al pancino è la memoria di una comunione, paradossalmente è un alito di speranza che ci dice semplicemente buongiorno.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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