Le chiese di Abu Dhabi

11 luglio 2019 - Tonio Dell'Olio

L'annuncio è stato dato qualche giorno fa ad Abu Dhabi capitale degli Emirati Arabi Uniti e quindi sarebbe superfluo, se non inutile, parlarne a 15 giorni di distanza, se non fosse per il fatto che la notizia non è stata divulgata abbastanza. Si tratta dell'annuncio da parte del governo di quel Paese di progettare la costruzione di 19 luoghi di culto non musulmani. 17 sono chiese cristiane e gli altri due sono destinate alle comunità hindu e sikh. Certo, se ci fosse stato un attentato terroristico ad opera di un gruppo di fanatici fondamentalisti con quoziente di intelligenza e di fede al di sotto dello zero, il clamore sarebbe stato ben diverso. Ma qui si tratta del risultato di una linea di dialogo inaugurata da Papa Francesco che nel febbraio scorso si era recato in visita proprio nella capitale araba e aveva sottoscritto un Documento comune nonostante le critiche di alcuni settori cattolici come di alcuni islamici. Oggi le gemme cominciano ad aprirsi in forme di tolleranza e convivenza come mai si erano constatate prima. È la risposta nei fatti a quanti in ogni dibattito televisivo come nei bar continuano a rivendicare una reciprocità che, sostengono, inesistente. Ebbene la risposta non sta nel rendere pan per focaccia ma piuttosto nella costruzione lenta e sicuramente più faticosa di un clima di fiducia e amicizia nel dialogo e nella comprensione. Ha ragione Papa Francesco: il tempo è superiore allo spazio ed è importante avviare processi più che puntare ai risultati immediati.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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