MIGRANTI

Mediterranea

Mediterranea Saving Humans è il nome della nave che salva migranti nel mar Mediterraneo.
Intervista a Giuliana Visco dell’equipaggio di terra che racconta l’umanità.
Intervista a cura di Cristina Mattiello

Partono lo stesso e muoiono molto di più (uno su tre secondo gli ultimi dati Unhcr). Ed essere ripresi dai libici vuol dire torture indicibili e rischio per la vita. Un mare senza navi delle Ong è un mare senza testimoni e dove moltissime vite non vengono salvate. Giuliana Visco, dell’“equipaggio di terra” di Mediterranea Saving Humans ci racconta la straordinaria esperienza di solidarietà e di resistenza della nave Mare Jonio.

Mediterranea è una “piattaforma”… che cosa vuol dire? Come siete riusciti a mettere in piedi una nave, questa impresa che sembrava impossibile?

Mediterranea è una piattaforma, nel senso di rete. Mediterranea è uno strumento. È costituito da soggetti diversi tra loro, associazioni, Ong, imprese e spazi sociali. Non siamo una Ong, ma una Azione non governativa, perché con Mediterranea vogliamo affermare la necessità di agire, di non restare in silenzio o immobili. Mediterranea pone al centro l’urgenza dell’azione: navigare nel mare Mediterraneo centrale per monitorare un tratto di mare desertificato e denunciare ciò che accade, a partire dai respingimenti messi in atto dalla cosiddetta “Guardia Costiera Libica” in un’arbitraria zona SaR (Search and Rescue) di loro competenza. E, non ultimo, trarre in salvo persone a rischio naufragio laddove si dovesse rendere necessario obbedendo ai trattati internazionali e alle leggi del mare. Ma anche e soprattutto all’unico istinto possibile: prima si salva una vita, poi si discute. La nave Mare Jonio che costituisce il cuore di Mediterranea è stata acquistata la scorsa estate grazie a un fido concesso da Banca Etica e in seguito è salpata grazie a un crowdfunding che oggi ha raggiunto la quota di 700.000 euro messe insieme capillarmente con la generosità e l’attivazione di migliaia di persone. Nessuna grande operazione di finanziamento, solo la generosità e responsabilità di chi ritiene che salvare una vita in mare equivalga a opporsi alla barbarie attuale, a salvare noi stessi, affermiamo talvolta. Nessuno di noi aveva competenze marittime, ma siamo stati fortunati a incontrare persone disponibili e determinate e il resto lo ha fatto la passione e il desiderio di agire: ci siamo formati e siamo partiti.

Accanto agli “equipaggi di mare” tanti “equipaggi di terra”….

Gli equipaggi di mare, innanzitutto, sono fondamentali per la riuscita della missione: sono composti da marinai esperti, dal comandante e dal capomissione e da giovanissimi e meno giovani, donne e uomini che mettono a disposizione tempo e competenze specifiche per questo progetto. Sono poi affiancati, è vero, dagli “equipaggi di terra” che costituiscono una grande “anomalia Mediterranea”. Gli equipaggi di terra sono tutti coloro che si mettono in gioco, da un punto di vista economico, sostenendo Mediterranea, ma anche attivandosi e costruendo interazioni e risonanze tra le migliaia di iniziative di solidarietà che in tantissim* animano con ciò che avviene in mare. Gli equipaggi di terra sono coloro che costruiscono ponti concretamente solidali, verso chi arriva nel nostro paese e coloro che reinventano quei legami di solidarietà, mutualismo e umanità che rendono forte una società. Gli equipaggi di terra sono anche coloro che s’indignano e che riempiono le piazze antirazziste, coloro che rendono il diritto uno strumento politico di opposizione alle leggi ingiuste, coloro che, dopo lo sbarco, cercano di difendere i diritti di chi arriva, considerando che tale questione riguarda tutti. Mediterranea è una goccia nell’oceano della solidarietà e dell’azione politica che prova ad essere all’altezza dello scontro durissimo cui stiamo assistendo contro le nostre e le vite altrui. E ha bisogno del confronto e della contaminazione con tanti e diversi e mai come ora delle migliaia di eventi, cene, iniziative in tutta Italia ne ha bisogno. Perché tenere una nave in mare ha un costo che è difficile sostenere “dal basso” e di cui crediamo dobbiamo farci carico in molti. Facendo ognuno ciò che può.

Come individuate le imbarcazioni in difficoltà?

La Mare Jonio è un’imbarcazione che ha come fondamentali obiettivi quelli del monitoraggio e della denuncia di ciò che sta accadendo ora nel Mar Mediterraneo: naufragi e respingimenti della cosiddetta guardia costiera libica coordinati dagli aerei europei (https://mediterranearescue.org/news/crimini-contro-lumanita-nel-mediterraneo-con-la-complicita-dellue-appello-per-fermarli/) e dalla guardia costiera italiana. Diventa obiettivo fondamentale il salvataggio di potenziali naufraghi nel momento in cui vengono ricevute a bordo segnalazioni di stress in acque internazionali. Tali segnalazioni avvengono sempre più in modo caotico, via radio attraverso un canale dedicato che però non sempre ha funzionato; grazie alle segnalazioni di Moonbird e Colibrì, gli aerei di ricognizione di Sea-Watch e Pilotes Volontaires; grazie alle segnalazioni via web di Watch the Med-Alarm Phone un numero dedicato al supporto delle operazioni di soccorso diffuso tra le comunità migranti; attraverso una costante attività di “watching” con il binocolo sia a bordo della Mare Jonio che della barca di appoggio.

Di fronte agli attacchi che ricevete dalle istituzioni avete elaborato il concetto di “obbedienza civile”. Puoi spiegarlo?

Gli attacchi istituzionali si sono moltiplicati a partire dal primo salvataggio operato dalla Mare Jonio il 18 marzo con una serie di diffide e con l’ultima direttiva “ad navem(http://www.interno.gov.it/sites/default/files/direttiva_del_mi-nistro_n._141001418_15_aprile_2019.pdf) che di fatto vorrebbe diffidare noi e chiunque si trovi nel Mar Mediterraneo dall’effettuare un soccorso. Una direttiva che nei fatti è, per noi, un’istigazione all’omissione di soccorso. Sin dall’inizio del progetto Mediterranea ha riconosciuto che il salto di qualità stava diventando davvero pericoloso in terra con il Decreto Sicurezza e in mare con la criminalizzazione del salvataggio. La qualificazione delle responsabilità dei diversi attori coinvolti nelle attività di ricerca e salvataggio (Sar) nelle acque internazionali del Mediterraneo Centrale deve, però, tenere conto del diritto dell’Unione europea e del diritto internazionale che, in base all’art. 117 della Costituzione italiana, assumono rilievo nell’ordinamento giuridico interno. Per nessun motivo, meno ancora per propaganda elettorale e spinte xenofobe e razziste, gli stati possono venir meno all’obbligo di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco in un luogo sicuro (place of safety) né possono essere consentite deroghe al principio di non respingimento in Paesi non sicuri affermato dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra. In questo senso Mediterranea Saving Humans si definisce “un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni”.

Come si può aiutare Mediterranea?

L’invito di Mediterranea in questo momento è quello di trasformarla in un simbolo e un motore di azione. Un simbolo che riesca a stimolare l’insoddisfazione e la rabbia verso la deriva razzista e fascista dell’Italia incanalandole innanzitutto in un messaggio: si può e si deve fare. Si deve essere solidali e si può reagire sognando cose che sembrano impossibili come il sogno di Mediterranea: comprare una nave per essere laddove vi era bisogno di stare. Stiamo vivendo in un’epoca in cui ognuno dovrebbe assumersi la responsabilità di diventare parte attiva di un processo continuo di pratiche solidali e di ricostruzione di legami sociali necessari per contrastare il razzismo, la xenofobia, il fascismo. In molti chiedono come sostenere Mediterranea, le risposte sono due e spesso si incontrano: attivandosi e facendo convergere risorse economiche al progetto che fin qui ha potuto contare solo sul contributo di migliaia di singoli ed esperienze associative che si riconoscono nelle sue finalità. Ogni singola quota versata per noi significa miglia di mare e possibilità di evitare morti nel Mar Mediterraneo. Ogni persona che si attiva diventa immediatamente parte di un equipaggio di terra che forse è una delle anomalie migliori di Mediterranea e che ci fa riconoscere in tanti e diversi dalla stessa parte. 

Come aiutare: per donare, organizzare iniziative, diventare “equipaggio di terra” info sul sito Mediterranea Saving Humans.

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