Se i signori là dentro

10 settembre 2019 - Tonio Dell'Olio

“Se i signori là dentro proveranno a cambiare quota 100 e tornare alla legge Fornero non li lasceremo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e ferragosto. E se proveranno a riaprire i porti ci penseremo noi, assieme, a tenerli chiusi”. Sono alcune delle affermazioni di Matteo Salvini nel corso della manifestazione di ieri davanti a Montecitorio mentre in aula si votava la fiducia al Governo indicato dal Presidente della Repubblica sulla base di una maggioranza parlamentare formata da deputati votati dal popolo sovrano, dai cittadini, dagli elettori, insomma dagli italiani con diritto di voto. L'affermazione di Salvini si può smantellare pezzo per pezzo a cominciare dai “signori là dentro” tra i quali ci sarebbe anche lui che normalmente dovrebbe sedere nell'altro Palazzo, quello del Senato. E poi qualcuno deve spiegargli che “non lasciarli uscire” così come impedire di riaprire i porti ai migranti, è un atto violento e antidemocratico sanzionato dalle leggi dello Stato che anche lui rappresenta e di cui fino a qualche giorno fa era addirittura ministro. Insomma, ciascuno può pensarla a proprio modo, ma a nessuno può essere permesso di imporre la propria volontà o il proprio punto di vista. Prima della Costituzione c'è una legge morale che in un orecchio sottovoce ti sussurra: “Pensa se anche i tuoi avversari facessero lo stesso con te? Sarebbe la sovranità del caos. O della giungla”.

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