CHIESE

Studiare la pace

Al via il corso di laurea in Scienze della pace all’Università lateranense.
Da sogno a strada praticabile.
Dallo stile di vita allo studio e alla ricerca.
Massimiliano Padula (Sociologo dei processi culturali e comunicativi presso il Corso di laurea in Scienze della pace della Pontificia Università lateranense)

La pace è uno di quei temi che consente di sovrapporre e articolare riflessione privata e analisi scientifica. La questione della pace è, infatti, inaggirabile per ciascun individuo, per ogni persona consapevole della finitezza che regge la propria esistenza continuamente contrapposta tra la naturale ricerca di spazi di concordia e l’inevitabilità delle occasioni di conflitto. 

La pace, dunque, ci riguarda perché è anzitutto, nell’esperienza della vita quotidiana, un fatto soggettivo. Riguarda i bambini e il loro “fare la pace” dopo il litigio. Riguarda gli adulti che la costruiscono e la consolidano. E riguarda anche gli anziani che, grazie al loro inesauribile patrimonio di ricordi, la trasmettano e fanno rivivere. 

La pace, dunque, struttura la società, la rappresenta e la interpreta, crea narrazioni, universi simbolici. E supera spazi e tempi predefiniti per diventare istanza trasversale del vivere sociale. I media rafforzano la sua percezione e la rendono prossima e familiare. Possiamo così conoscerne protagonisti, fatti, aneddoti, scenari. 

I volti della pace diventano addirittura parte del nostro immaginario. I gesti di carità di Madre Teresa di Calcutta, i discorsi di Martin Luther King, le omelie di don Tonino Bello, sono ormai quadri delle pareti della nostra memoria, punti di riferimento del nostro sentire comune e della nostra conoscenza. Ma la pace è anche un oggetto di studio sistematico. Dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni della Guerra fredda, con la diffusa consapevolezza di un rischio atomico, il pensiero sulla pace si è sempre più orientato attraverso prospettive differenti. 

Se nella modernità prebellica, la pace era concepita esclusivamente come antitesi alla guerra o come soluzione al conflitto sociale, a partire dal secondo Dopoguerra, emergono e progressivamente si affermano, anche sul piano accademico, studi e ricerche mirati a ampliarne il significato. Nasce la cosiddetta peace research, un filone di studi interdisciplinare che intende la pace non soltanto intimamente connessa con le teorie dei conflitti elaborate da studiosi come Durkheim, Pareto, Simmel e Weber, ma anche con le teorie dello sviluppo, ovvero con tutti quegli aspetti – socioculturali, economici, giuridici e psicologici – che riguardano crescita e progresso dell’umanità. Ricercare la pace, dunque, significa oltrepassare la parzialità del concetto di mera opposizione al conflitto per elaborare una visione più ampia che riguarda l’uomo, la sua maturazione come persona integrale e le sfide che si troverà a fronteggiare in una società sempre più complessa e incerta. 

Luoghi di studio 

Sono queste le premesse che hanno, negli ultimi 70 anni, ispirato e sollecitato università e luoghi di formazione a creare veri e propri percorsi di studio in materia di pace. Lauree, master, corsi di specializzazione sono presenti in tantissime realtà accademiche in tutto il mondo rendendo le scienze della pace un’area disciplinare in costante espansione e capace di qualificare ancora più gli atenei come luoghi simbolo di “umanesimo integrale” e di “coraggioso rinnovamento culturale”. Sono queste, due espressioni che papa Francesco usa (nella Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium circa le Università e le facoltà ecclesiastiche) per chiarire come sia giunto il momento che anche le accademie pontificie riflettano con le proprie proposte formative la trasformazione missionaria di una Chiesa “in uscita”. Una Chiesa che può dare un contributo decisivo anche all’affermazione di una cultura della pace che Francesco ama definire (nel Messaggio per la 52ª Giornata mondiale della Pace) il “frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani”. E in questo progetto la formazione assume un ruolo di primo piano tanto da aver reso vivo nel Pontefice il desiderio di creare un Ciclo di studi in Scienze della pace presso la Pontificia Università lateranense. L’iniziativa, istituita con una Lettera autografa del Papa datata 12 novembre 2018, partirà il prossimo anno accademico 2019-2020 e si avvarrà del concorso di insegnamenti impartiti dalle facoltà e dagli Istituti dell’Università lateranense per conferire i titoli di laurea triennale in Scienze della pace e di laurea magistrale in Scienze della pace e Cooperazione internazionale. 

Il tradizionale “3+2” rilascerà titoli validi in Italia e all’estero e mirerà a formare professionalità capaci di gestire la complessità dei processi sociali, culturali, politici, economici, giuridici ed educativi attraverso il “metodo della pace”, inteso come quella categoria risolutiva dei conflitti che caratterizzano il tempo presente. 

Il ciclo di studi è diretto dal rettore dell’ateneo del Laterano Vincenzo Buonomo ed è stato pensato e organizzato secondo tre direttrici: quella della conoscenza della pace ovvero costruendo un piano di studi fondato sui cosiddetti peace studies integrati con la tradizione teologico-filosofica propria della Lateranense; quella della competenza, formando professionisti della pace che andranno a operare in contesti internazionali, in organizzazioni del terzo settore o in realtà ecclesiali e religiose che promuovono i temi della pace; e, infine, quello della ricerca, articolando una riflessione scientifica capace di costruire una vera e propria cultura della pace. A queste se ne aggiunge una quarta: l’internazionalità. 

I due corsi di laurea, infatti, oltre a lezioni frontali, laboratori e seminari, prevedranno per gli studenti tirocini all’estero e incontri con testimoni internazionali nell’ottica di un’università sempre più “in uscita”, vissuta come opportunità in grado di fornire gli strumenti teoretici e operativi per leggere il presente con gli occhi della fede e, nello stesso tempo, di incarnarsi in esso rispondendo alle sue domande. Da qui, l’esigenza di formare ed educare alla pace in modo tale che essa cessi di essere uno slogan e diventi un vero e proprio impegno a trasformare le persone, gli assetti sociali, gli ordinamenti giuridici, le istituzioni, le condizioni economiche favorendo così il dialogo, la comprensione, la gratuità, l’unità con gli altri, anche con i nemici. 

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