Le fragole spagnole

12 dicembre 2019 - Tonio Dell'Olio

Devono essere sposate, avere meno di 40 anni e con figli minori di 14 anni a carico. Questi sono i requisiti delle circa 20mila donne marocchine alle quali anche quest'anno è stato consentito l'ingresso in Europa per la raccolta delle fragole nella provincia di Huelva in Spagna. Il tutto col benestare dell'Europa che vuole “utilizzare” quelle donne ma dissuaderle dal restare nel continente alla fine della stagione. Una stagione che in Spagna è pressoché continua secondo il metodo della coltivazione in serra che consente più raccolti in uno stesso anno. Il problema reale è che ormai da anni le donne denunciano non solo la bassa tariffa oraria con cui vengono retribuite ma anche le minacce continue e le violenze sessuali perpetrate ai loro danni dai connazionali che gli agricoltori spagnoli scelgono come “guardiani”, ovvero caporali. Ne hanno parlato vari giornali in tutta Europa dal momento che il giro d'affari delle fragole spagnole è di 580 milioni all'anno e che la Spagna ne è la prima esportatrice del continente. Il primo a sollevare il velo di ipocrisia è stato il Guardian con una lunga e scrupolosa inchiesta dove si parla anche di vero e proprio avviamento alla prostituzione. Il resto d'Europa sembra non curarsene e continua a mangiare le fragole spagnole.

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