La fine di Cop 25

16 dicembre 2019 - Tonio Dell'Olio

L'impegno per negoziare scelte di governo sulle misure che abbassino i rischi derivati dai cambiamenti climatici, è sempre possibile. Anche al di là dei vertici COP come il venticinquesimo che si è appena concluso a Madrid. Ma è altrettanto vero che proprio gli incontri mondiali sono il luogo ideale per incontrare tutti, ascoltare tutti, riuscire a metterci tutti la faccia con impegni concreti e verificabili. Ed è esattamente questo che è mancato a Madrid: il coraggio di impegnarsi a cambiare. Quando ormai la scienza ha sgomberato la propria riflessione da ogni incertezza e continua a lanciare un allarme che in tanti nel mondo sembrano accogliere, la politica non riesce a trovare la forza per liberarsi dai condizionamenti (investimenti necessari, lobby delle fonti fossili, posizione degli Stati più forti...) e cominciare decisamente ad invertire il senso di marcia. In questo, un'Europa più consapevole e protagonista, avrebbe l'occasione per giocare un ruolo nuovo e trainante. Secondo gli esperti più avvertiti un obiettivo raggiungibile ed efficace sarebbe di ridurre le emissioni del 65% entro il 2030 come indicato dall'Emissions Gap Report delle Nazioni Unite mentre diversi governi europei, l’Europarlamento e la Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen propongono il 55%. Insomma prima ancora che la volontà politica, i governi non sembrano aver compreso il peso insostenibile che stiamo scaricando sulle spalle delle future generazioni.

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