Curiali in Amazzonia. Perché no?

17 febbraio 2020 - Tonio Dell'Olio

Tutte le testate giornalistiche, tutte indistintamente, hanno commentato l'uscita dell'Esortazione post-sinodale Querida Amazonìa con la questione del celibato dei preti che, rispetto al dramma e alla posta in gioco della situazione amazzonica, è davvero marginale. Un peccato, un'occasione perduta, quanto meno una mancanza di rispetto verso le persone che vivono situazioni drammatiche in quell'immenso continente verde e mendicano l'attenzione del mondo. Ora, siccome nei giorni scorsi mi sono ritrovato a parlare e scrivere di Querida Amazonia, posso finalmente affrontare anche il tema della legge del celibato che non è legge divina mentre lo è l'eucarestia consegnata alla comunità cristiana e della quale nessuno dovrebbe essere privato. Facendo mia la proposta di José Ignacio González Faus, un anziano (87 anni) gesuita spagnolo che ha scritto una lettera aperta al Papa: “Nella tua curia romana, fratello Francesco, ci sono legioni di presbiteri che vivono nel celibato e non hanno praticamente alcun lavoro ministeriale. Molti di loro sono anche vescovi senza chiesa, contro l’esplicito divieto del concilio di Caledonia (già nel 451). Si tenta di eludere questo divieto assegnando loro una chiesa inesistente. Il che sembra una vera ipocrisia, che già Benedetto XVI voleva eliminare, ma la curia non lo ha permesso. Ebbene, sarebbe così assurdo inviare tutti questi preti celibi della Curia nelle regioni perdute del Brasile, del Perù, del Ciad o di Tehuantepec, in modo che quei cristiani possano vedere adempiuto il loro diritto di celebrare l’Eucaristia? La curia romana potrebbe essere occupata da fedeli laici (anche “viri probati”), sposati e padri di famiglia. Perché nessuna legge ecclesiastica richiede il celibato per essere un impiegato, indipendentemente da quanto sia importante o sacro quest’ufficio. Sarebbero eccellenti “burocrati cristiani” (secondo l’espressione rassegnata e umoristica di un fratello nostro gesuita, che ha trascorso tutta la sua vita come segretario degli uni e degli altri)”.

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