L'embargo al tempo del Covid 19

30 aprile 2020 - Tonio Dell'Olio

Sono molti i dubbi sull'opportunità dell'embargo cui ricorrere per indurre governi e regimi autoritari ad avviare un processo di pace o a ristabilire il diritto in una nazione. Generalmente a farne le spese non sono certo i potenti. Semmai ci dovrebbe essere un serio e scrupoloso embargo di commercio di armi che, a quanto pare, non viene attuato. L'embargo si rivolge contro la popolazione civile e, soprattutto, contro quella parte della popolazione più povera, indifesa e inerme. Per tutte queste ragioni l'embargo è una guerra condotta con altri mezzi. A questo fa riferimento l'appello di molte realtà internazionali che chiedono all'ONU di sospendere l'embargo ai danni della Siria. Tra gli altri ha aderito Romano Prodi che dice: "Mai più nella mia vita mi sarei immaginato di dover firmare un appello perché si togliesse l'embargo che non consente di portare medicine e presidi in un Paese che da nove anni è in guerra e che ora è provato anche dalla pandemia". In realtà le sanzioni non consentono nemmeno che giungano risorse con cui il governo dovrebbe provvedere alla cura e alla prevenzione del contagio oltre che alla crisi economica ancora più dura. Pax Christi International per parte sua, inascoltato da circa un mese (27 marzo), si è rivolto direttamente a Trump per chiedere di rimuovere l'embargo ai danni della Striscia di Gaza, dell'Iran e della Siria stessa. Mantenere tali misure in questo momento, oltre che insensato, appare crudele.

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