Amahoro (pace) in Burundi

21 maggio 2020 - Renato Sacco

Il Burundi è uno dei Paesi più poveri al mondo.

Il Burundi è uno dei Paesi più belli al mondo. 

Anche chi, come me, non è un gran fotografo riesce a fare foto con colori splendidi, la terra, le piantagioni di the o caffè, i vestiti, ecc. Siamo vicini all'equatore... Un clima piacevole. Circa 11 milioni di abitanti.

Ieri in Burundi ci sono state le elezioni Presidenziali, nonostante il Covid.

Scrive vaticannews.va:  "Giovedì sono stati espulsi i rappresentanti dell'Oms, che avevano messo in guardia contro il rischio di contagio durante i comizi elettorali. Mancano anche osservatori internazionali del voto, bloccati dalla richiesta di una quarantena di 14 giorni… Le Nazioni Unite hanno avvertito che il Burundi è a rischio di una nuova ondata di violenze con una crisi politica irrisolta e un presidente sempre più rappresentato come sovrano 'divino'."

Sono le prime elezioni senza la candidatura di Nkurunziza, Presidente da 15 anni.

Parlarwe del Burundi vuol dire ricordare il 'genocidio' del 1972. E poi, con il vicino Ruanda, i massacri del 1994, les événements: centinaia di migliaia di morti, in pochi mesi. Per non dire dei milioni di profughi.

Il Burundi in tutti questi anni non ha mai avuto pace (amahoro).

"Nelle statistiche - scrive sempre vaticannews.va - il Burundi risulta il Paese con il Pil più basso al mondo. Ma ci sono anche altri numeri: nel 2019 il settore minerario ha generato 78 milioni di dollari, rispetto a 59 milioni nel 2018. Per l'anno appena iniziato, si prevede un aumento di produzione con l'entrata in attività di miniere a Marangara, nella provincia settentrionale di Ngozi, in particolare per il coltan e derivati."

Ecco! Adesso le cose sono più chiare… Si parla anche di Coltan (fondamentale per i nostri cellulari). E siamo vicini alla Repubblica Democratica del Congo, da dove arriva la gran parte del Coltan, uno dei minerali più insanguinati.

Per noi novaresi Burundi vuol dire ricordare i nostri missionari: uno per tutti don Carlo Masseroni, 50 anni in Burundi, morto sei anni fa. Ci mancano le sue lettere mensili ciclostilate (raggiunto il traguardo delle 300), ci aiutavano a vedere il mondo con occhi diversi. Gli occhi degli ultimi. 

In Burundi ho ascoltato una delle testimonianze di vita cristiana più sconvolgente. Era il 1995, poco dopo les événements. In una nostra missione diocesana, a Murehe, vedo una donna con cicatrici impressionanti, enormi su tutto il corpo. Il missionario mi dice che è l'unica sopravvissuta di tutta la sua famiglia, massacrata in una notte del 1994 a colpi di macete nella propria capanna. Ora questa donna è tornata a lavorare in una scuola. Con lei lavora un uomo, uno di quelli che hanno massacrato la sua famiglia. "Come fai a lavorare gomito a gomito con chi ha massacrato la tua famiglia?"Chiede il missionario. Risposta: "Ma sei tu, padre, che mi hai insegnato che il Vangelo ci chiede di perdonare!"

Ecco, anche questo è il Burundi.

I grandi mezzi di comunicazione non hanno spazio per quel che succede in quel piccolo lembo di terra africana. Tantomeno per queste testimonianze.

Il Burundi ha sempre e solo fatto notizia per tragedie e massacri. Da una parte c'è da sperare che anche in questi giorni, quando arriveranno i risultati elettorali, il Burundi non faccia notizia. Vuol dire che non ci sono proteste e bagni di sangue per brogli elettorali, che qualcuno ritiene quasi scontati. Non dimentichiamo che parliamo di un Paese tra i primi nella classifica mondiale per la corruzione.

Sarebbe bello sentire parlare del Burundi come terra di pace, ricordiamoci amahoro, per uscire da una chiusura umana e culturale che, anche dopo il Covid, rischia di farci mancare l'ossigeno, mentre "Questa sorella (Terra) protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla."(Laudato si', 24 maggio 2015).

 

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