Sarah Hegazi una persona

18 giugno 2020 - Tonio Dell'Olio

Quando penso a Sarah Hegazi non riesco a nutrire altro sentimento se non una straripante tenerezza. Provate a smentirmi dopo aver letto il messaggio lasciato su Instagram qualche giorno prima di suicidarsi: "Il cielo è più bello della terra. E io voglio il cielo, non la terra!". Il messaggio è completato da una foto che la ritrae sorridente e sdraiata su un prato. Provate a smentirmi dopo aver letto il biglietto che ha lasciato accanto al suo corpo senza vita: "Ai miei parenti: ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici: l’esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo: sei stato davvero crudele, ma io ti perdono". Perché Sarah è una persona e non un orientamento sessuale. Sarah non è una lesbica. Ma una persona che non meritava d'essere arrestata solo per aver manifestato apertamente il suo orientamento sessuale sventolando una bandiera nel corso di un concerto. Non meritava d'essere torturata nel peggiore dei modi in carcere. Non meritava la violenza sessuale subita nelle prigioni egiziane. Libera e in un altro Paese, in Canada, non ha sopportato una persecuzione che le era entrata nell'anima. Non si è suicidata, è stata uccisa. Ora abita le nostre coscienze e ci sussurra che "il cielo è più bello della terra".

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