L'importanza di un punto interrogativo

30 giugno 2020 - Tonio Dell'Olio

Dire che le considerazioni di Gianrico Carofiglio pubblicate oggi su Repubblica sono interessanti, è dire molto poco. Già il titolo è quanto mai significativo: La lingua del potere non vuole domande. Apparentemente si tratta di un'analisi del linguaggio che si usa soprattutto nel dibattito politico ma in realtà lascia trasparire una mentalità, una cultura politica e, soprattutto, il livello di amore alla verità che ciascuno degli interlocutori ha intenzione di raggiungere. In buona sintesi serve a comprendere a servizio di quale progetto mettiamo le parole. Servono a servire, a dialogare, a gettare un ponte verso l'altro oppure ad esercitare il potere? Sono utili al bene comune o a un interesse privato? Condividono progetti o consolidano il prestigio di una persona? Sono finalizzate alla raccolta del consenso a ogni costo oppure sono gelosi della verità e non la baratterebbero in nessun caso? Conclude Carofiglio: "Scrive Viktor Klemperer ne La lingua del terzo Reich che «il punto interrogativo è forse l'interpunzione più importante» perché la lingua del potere è una lingua pericolosa, gelida e insofferente all'interrogazione. Quella che potremmo chiamare l'arte del dubitare domandando è lo strumento più efficace del pensiero critico e civile per contrastare tutte le forme e le pratiche di esercizio opaco, quando non deliberatamente occulto, del potere. Imparare a concepire domande intelligenti e non convenzionali è una buona azione democratica".

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