Aquiloni egiziani

21 luglio 2020 - Tonio Dell'Olio

Non è affatto una notizia di secondo piano ma, nella mia rassegna stampa giornaliera, l'ho vista pubblicata solo su Il Manifesto (Chiara Cruciati). Il Parlamento egiziano che sta via via chiudendo ogni spiraglio di libertà, ha accolto una proposta di legge per vietare l'uso degli aquiloni. D'ora in poi in Egitto, pena due notti di carcere e una multa fino a 60 dollari, i bambini non potranno più cullare al vento il loro sogno di libertà. Motivi di sicurezza. Per i bambini – dicono – ma anche per lo Stato. Un Paese in cui non si può più seguire il vento con gli occhi e con il cuore e in cui gli aquiloni non possono più cercare le nuvole, è un Paese che ha deciso di tagliare il filo che tiene alto nel cielo il proprio futuro. Chiunque abbia frequentato un solo Paese africano, mediorientale, latinomericano, resta impressionato da questo gioco dei poveri che da noi è riservato a una élite di appassionati e che nelle strade e sulle terrazze di Kabul, Porto Said, Nairobi o Sumpango, è il gioco più preferito dei bambini. Un'evasione dal mondo degli adulti e dalle loro paturnie, una conquista di uno spazio più grande di quello che i potenti si contendono, perché è lo spazio del cielo, ovvero dell'anima. Sembrerebbe ridicolo imbastire una campagna per fare ritornare gli aquiloni nel cielo d'Egitto ma – credetemi – ne vale proprio la pena!

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