CHIAVE D’ACCESSO

Possiamo controllare le scelte militari?

La vicenda esemplare di Solbiate Olona e del comando Nato HRF a due passi da Milano pone qualche interrogativo.
Alessandro Marescotti

Che tipo di democrazia è quella che non riesce controllare le scelte militari?
Volevo cominciare così questo articolo sul comando Nato di Solbiate Olona che sta trasformando Milano in un centro nevralgico per le future guerre. Il tutto senza che i milanesi lo sappiano.
La domanda sorge spontanea quando ci si accorge che, telefonando a Radio Popolare, non sanno dire se sia stata data o no informazione che a Solbiate Olona sta sorgendo un Comando ad Alta Prontezza Operativa della NATO, a pochi chilometri dall'aeroporto Malpensa di Milano.
La domanda sorge spontanea se – mentre sul settimanale economico “Il Mondo” del 13 febbraio 2004 si legge che le truppe americane saranno dislocate a Solbiate Olona, nei pressi dell'aeroporto di Milano Malpensa, per essere in grado di trasferirsi con rapidità all'aeroporto di Malpensa – i lavoratori e quadri di un certo livello dicono: “Qui a Malpensa non ce l'ha mai detto nessuno”.
La domanda sorge spontanea se, parlando con quadri di partito di una certa responsabilità, mi sento rispondere: “Abito a dieci chilometri da Solbiate Olona e non lo sapevo”. È vero: la domanda sulla “qualità” di questa democrazia sorge spontanea.
Sono andato allora a controllare sui siti Internet http://www.camera.it e http://www.senato.it per verificare se in Parlamento si è mai parlato di Solbiate Olona in Parlamento, per lo meno nella IV Commissione (Difesa). Con grande sorpresa non trovo una funzione di ricerca automatica che consenta di consultare l'intero sito mediante parole chiave. Si possono fare ricerche ma su settori limitati. Che fare allora? Per fortuna vi sono funzioni di indagine raffinate sui motori di ricerca. Basta conoscere la “grammatica” delle interrogazioni.
Vado su http://www.google.it e digito nella finestrella:
Solbiate Olona site:camera.it
Occorre scrivere il tutto non inserendo spazi vuoti dopo i due punti e rispettando questa grammatica. Saltano fuori otto documenti.
Digito poi:
Solbiate Olona site:senato.it
Ed ecco altri 4 documenti.
Si legge così dal sito della Camera dei Deputati (12 luglio 2001, Commissione Difesa) che “vi sono sei contendenti e dobbiamo fare in modo che il progetto italiano risulti migliore degli altri”. Sono parole del Capo di Stato Maggiore della Difesa Rolando Mosca Moschini che si riferisce ovviamente a Solbiate Olona e alla selezione dei siti candidati all'interno della Nato.
E a interessarsi a Solbiate Olona è il senatore Piero Pellicini di Alleanza Nazionale che, in data 17 aprile 2002, viene rassicurato dal ministro della Difesa Martino circa il buon esito del progetto “assicurando – riferisce il sito del Senato – che una particolare attenzione viene posta al costituendo comando delle Forze di pronta reazione di Milano-Solbiate Olona”. Martino prosegue: “L'Italia, fornisce circa il 75 per cento degli oltre quattrocento componenti dello staff, oltre all'intera brigata trasmissioni di supporto, di circa 1800 uomini. La rimanente parte sarà costituita da ufficiali e sottufficiali di altri dieci Paesi NATO, per un totale complessivo di circa cento unità”.
Vi è stata cioè una sorta di “gara” a portare a Milano un comando di guerra a due passi dalla più popolosa città d'Italia.
Su Internet si può leggere (http://www.paginedidifesa.it/2004/pdd_040309.html) che Solbiate Olona interverrà nelle aree di crisi a Est e a Sud. Per ottenere la certificazione Nato ha dovuto dimostrare di essere capace di operare in 50 aree diverse del mondo (la definizione militare è Nato High Readiness Force. La lingua inglese è la prima lingua di servizio nel Comando). Altre informazioni sono su PeaceLink in questa pagina:
http://italy.peacelink.org/disarmo/indices/index_99.html.
Forse la domanda iniziale “che tipo di democrazia è quella che non riesce controllare le scelte militari?” andrebbe riformulata così: “Che cittadini vogliamo essere se non controlliamo i nostri parlamentari?”.
Oggi possiamo farlo tramite Internet. Vogliamo continuare a delegare tutto a loro o cerchiamo di interagire positivamente con un nostro autonomo monitoraggio?

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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