A proposito di etica aziendale

Proseguiamo la riflessione su etica e impresa proposta nel numero di Mosaico di pace di maggio.
20 maggio 2004 - Nino Messina

Non è facile capire e interpretare i climi aziendali e non è assolutamente riconducibile l’analisi profonda della vita di una azienda a modelli da manuale di organizzazione aziendale. Dopo ventiquattro anni di industria mi convinco sempre di più che la produzione, l’organizzazione, la commercializzazione e la strategia sono elementi aziendali direttamente collegati al protagonista principe: la Persona. E solo apparentemente detti elementi sono influenzati da dinamiche macro economiche indipendenti. La capacità aziendale di management di un business è proporzionale alla valorizzazione, attenzione, cura, esaltazione della risorsa Persona che opera, guida, aggiusta, rilancia i fatti aziendali dove la comunicazione, la perfetta intesa e la collaborazione si coniugano in un patto sottointeso dell’“uno per l’altro”. Io credo e concordo con quanto scritto da Bruno Forte in “L’uno per l’altro. Per un etica della trascendenza”.
“È il principio dell’essere l’uno per l’altro a fondare la giustizia e il bene, il dovere e il dono. In questa etica della trascendenza non è il possesso a far da padrone, ma la perdita di sé per l’altro, in cui solo è possibile che l’io ritrovi la verità di se stesso; non è il dominio dell’uomo sull’uomo, ma la comunione dei volti che rende umana la vita e possibile e significativo il vivere insieme”
È da questo concetto che nasce il mio convincimento e approfondimento circa l’etica aziendale: La promozione della circolarità manageriale come strada di assoluta gratuità nel concetto dell’uno per l’altro. Trae spunto da altre riflessioni di personalità a cui sono particolarmente caro. Suor Antonietta Potente nella sua “La religiosità della vita” quando parla del vivere la propria circolarità e don Tonino Bello quando parla della convivialità delle differenze.
Il desiderio che non deve mai mancare anzi deve trovare promozione e sviluppo è quello di mettere insieme le differenze nei talenti, nelle conoscenze, nelle forze , nelle energie. Le differenze non dividono ma piuttosto circolano favorendo l’intesa aziendale, lo spirito aziendale, la dimensione più profonda della vita aziendale.
È nel “consumo” manageriale che il tempo, il denaro e i pensieri dedicati agli uomini diventano valori, diventano capitali, diventano investimenti, diventano attivo dell’azienda.
È questo il punto di arrivo che necessita di voglia di cambiare, di anelito di profezia, di ricerca di profondità e di appello alla radicalità. Un cammino quindi da intraprendere che nasce da un innamoramento inspiegabile e sconvolgente.
Anche qui don Tonino Bello mi viene in aiuto quando nella mia azienda cito le sue parole a proposito di un nuovo management della transumanza: “dalla cultura del lamento al culto della speranza”. Questo management deve rappresentare una dinamica professionale e organizzata di un momento di “rinfresco” e di profonda riconsiderazione della vita aziendale . L’analisi di una realtà arida e brulla che stimola la transumanza come movimento dello spirito aziendale. Tale coraggio di rinnovamento spinge al viaggio e alla grande responsabilità di leadership di portare gli altri, di stimolarli al cammino di scuoterli dalla pigrizia di cercare e trovare la terra fertile e verdeggiante.
Attenzione: il bilancio sociale, il report della sostenibilità, i codici etici, le vision e le carte valori sono strumenti che nulla aggiungono anzi, a volte tolgono, all’etica aziendale.
Essa non appartiene ai numeri, non alle poste di bilancio non ai parametri e indici degli esperti, non alle attestazioni da sbandierare. È qualcosa di molto più profondo, molto più radicale, molto più profetico. Più da vivere che da certificare.
Se inquiniamo il tutto con intendimenti da conto economico e o con fraintendimenti da stato patrimoniale […] perdiamo la caratteristica fondamentale e generante dell’ethic management. La Gratuità.

Non dalle simulazioni di posizionamenti competitivi, non da ipotesi di marketing, non da necessità di produttività, non dal dividendo azionario.
Ma da una voglia di fare etica di vivere l’etica. Liberata da tornaconti, dedicata liberamente all’Uomo, liberante per ogni organizzazione aziendale incrostata da tensioni e violenze nascoste.
La nonviolenza può essere un metodo che, prescindendo dalle certificazioni etiche, aiuta la dinamica dell’uno per l’altro. Ancora Bruno Forte, nello stesso libro, mi conforta:
"Riconoscendo nel riconoscimento d’altri il primo inizio dell’agire etico, e cogliendo nel movimento di uscita dal chiuso mondo dell’io l’effettivo porsi in atto di un comportamento morale, è facile costatare la verità di questo terzo gradino: o il movimento destinale all’altro è gratuito e senza condizioni, da null’altro motivato che dall’esigenza e dall’indigenza dell’altro, o non è auto-trascendenza, ma riflesso, proiezione di sé fuori di sé in vista dell’egoistico ritorno a sé. In questo carattere gratuito e potenzialmente infinito della trascendenza etica si coglie come l’anima più profonda di essa sia l’amore, il dare senza calcolo e senza misura per la sola forza irradiante del dono. L’etica della trascendenza come etica dell’essere l’uno per l’altro è null’altro che l’etica dell’amore responsabile, la morale della carità vissuta con consapevolezza e libertà senza i ‘se’ del calcolo e senza i ‘ma’ delle garanzie di un ritorno”.

Dal punto di vista operativo tre provocazioni in tre tracce di lavoro su cui tento ogni giorno di fare il mio mestiere di manager.
Il Manager col grembiule: Una formazione non violenta in azienda per un’etica da vivere e per l’Uomo da servire.
Il Management nonviolento: Una consulenza della pace per la gestione dei processi aziendali nei bilanci e con le persone.
Il Ponte: Uno sforzo di composizione nonviolenta dei conflitti sempre e comunque.
Tutto il resto è irradiazione.

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