DISARMO

Quella maledetta bomba

La drammatica storia della bomba nucleare.
Ma dalla nascita del nucleare a oggi esiste un grande sogno, una grande speranza: mettere al bando la guerra.
Vincenzo Cioci e Antonino Drago

La confessione dello scienziato Abdul Qadir Khan, il “padre” della bomba atomica pakistana, di aver venduto informazioni segrete sulle armi nucleari a Libia, Iran e Nord ha rinnovato l'interesse sulle responsabilità degli scienziati atomici. Il 6 e 8 agosto 1945 furono bombardate due città: a Hiroshima morirono in un anno 140.000 persone e altre 200.000 nei cinque anni successivi. A Nagasaki 70.000 abitanti furono uccisi quel giorno o morirono prima che l'anno finisse, e più di 70.000 morirono nei cinque anni successivi per effetto delle radiazioni. “Le bombe nucleari affrettano la fine della guerra” si disse. Era una grande bugia, perché la trattativa di pace era stata già avviata dall'imperatore. Fu la grande menzogna dell'ultima guerra. E come il crimine, anche essa è rimasta impunita, e il ricordarlo ancora riceve l'accusa di fare “propaganda antiamericana”.

Fermi e Oppenheimer
Oppenheimer fu il più turbato dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. (c) http://matyematica.uni-bocconi.it Dichiarò di aver avuto “terribili” rimorsi: “Parlando senza mezzi termini, senza alcuna battuta di spirito o esagerazione: i fisici conobbero il peccato; e questa è una conoscenza che rimarrà in loro per sempre”.
Fermi invece ha sempre avuto un atteggiamento freddo e pragmatico; la sua sete di conoscenza per la fisica lo portò a disinteressarsi per le altre forme di cultura e anche alle vicende umane e politiche, persino in situazioni delicate come la costruzione di armi. Nel 1929 si era iscritto al partito fascista, ma perché così poteva disporre di finanziamenti per le ricerche. Nel 1938 Fermi andò in Svezia per ritirare il premio Nobel, e da lì espatriò negli USA; non solo perché le leggi razziali potevano colpire la moglie ebrea Laura Capon, ma anche perché il governo non assicurava più i finanziamenti necessari per rimanere competitivi con i laboratori esteri.
Oppenheimer previde che la scoperta della bomba avrebbe portato nel futuro ad armi atomiche sempre più devastanti. Invece secondo lui la sicurezza della nazione doveva fondarsi sull'impegno “per un mondo unito, secondo la legge e l'umanità”, tale da rendere una guerra impossibile. Essendo stato il principale responsabile della realizzazione della bomba, egli si sentì profondamente impegnato a trovare una soluzione a questo problema mondiale.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi a Londra nel gennaio del 1946, chiese l'eliminazione delle bombe atomiche e di tutte le armi di distruzione di massa. Oppenheimer, assieme ad altri, compose un primo rapporto per raccomandare l'istituzione di un'autorità internazionale relativa allo sviluppo atomico, di ausilio alle Nazioni Unite.
L'agenzia (AIEA) sorse nel 1957 a Vienna. Oggi ha una notevole importanza, ma solo parziale, per il semplice fatto che le grandi potenze non hanno ancora rinunciato ai loro armamenti nucleari; anzi, col pretesto di concedere a tutti il nucleare pacifico, hanno utilizzato l'Agenzia internazionale per conservare il loro predominio.
Oppenheimer fu poi accusato di aver ostacolato, con la sua influenza sugli scienziati americani, lo sviluppo della successiva bomba all'idrogeno e fu addirittura processato. Questo fu il più grosso colpo per i sostenitori del disarmo nucleare.
Intanto Einstein e Russell avevano scritto un famoso “Manifesto” in cui si presentavano alla gente in una doppia veste: come semplici uomini, chiedevano agli altri uomini il disarmo nucleare; e come scienziati, si limitavano a informare l'umanità sul bivio storico che la scienza aveva creato: o la distruzione apocalittica nucleare, o il benessere di una grande fonte di energia. Si noti l'implicito chiudersi nel ruolo dello scienziato che non prende posizione, perché la scienza seguirebbe valori così elevati che essa sarebbe al di sopra di ogni conflitto umano. Casomai essi agli scienziati suggerivano di rendersi responsabili delle conseguenze sociali della proprie scoperte, per interromperle sul nascere. Ma troppo grande è risultata la distanza sociale tra invenzione e applicazione perché il loro appello abbia avuto un seguito nella realtà.
Da quei tempi gli scienziati non hanno dato particolari esempi di coscienza morale. Anzi l'appello del Papa (Unesco 1979) di “abbandonare i laboratori di morte” non ha avuto seguaci. Eppure era la accettazione della obiezione di coscienza (alla scienza) da parte della Chiesa cattolica; con questo passo essa ha misurato quanto i fedeli fossero capaci di impegnarsi in scelte morali radicali.
D'altra parte, da quei tempi la scienza si è richiusa in una morale di piccolo cabotaggio, salvo quando sono nati grossi problemi nel rapporto scienza-società (centrali nucleari, euromissili, biotecnologie); allora la scienza si è trovata lacerata tra partiti diversi; e allora sono state le associazioni degli scienziati a impegnarsi in battaglie civili; ma non più in nome di una scienza che collegialmente voleva redimersi delle scoperte negative realizzate.

La morale ufficiale
Nella primavera del 1950, una pastorale dei vescovi francesi condannò le armi atomiche, “le quali colpiscono indiscriminatamente soldati e civili, e ciecamente spargono la morte su aree sempre più vaste via via che cresce il sapere scientifico”. Ma non ebbe seguito e anche oggi la Francia prosegue, imperterrita, in un programma nucleare di potenza.
Il Concilio considerò il problema; ma non riuscì a evitare la realpolitik dominante; secondo la quale la pace nel mondo sarebbe mantenuta in ultima istanza dalla paura nucleare. Allora condannò l'uso delle armi nucleari in una maniera solo formale; cioè se usate in guerra, ma non il loro possesso né la “deterrenza” (minaccia di uso effettivo, in modo da vincere e dominare gli altri senza aver combattuto). Quindi la condanna non si riferisce al passato di Hiroshima e Nagasaki (lo si è dimenticato? Condonato? Assolto? Giustificato?); e neanche è riferita al presente, cioè al costante uso terroristico di esse nei rapporti diplomatici con gli altri Paesi. La condanna è riferita solamente al futuro, all'uso sterminatore che avverrà durante una prossima guerra, quando però la gente bombardata non potrà più pensare, e la gente del mondo vivrà ormai uno scenario apocalittico.
Cercò di rimediare la Pacem in Terris di Papa Giovanni (1963). Essa si sganciò dal sostenere ogni politica di corsa agli armamenti (era la prima volta che avveniva ciò da parte di una Chiesa nei rapporti con gli Stati), lanciò l'obiettivo di un governo mondiale basato sul diritto internazionale come risolutore dei conflitti sulla terra e infine dichiarò che, data la enormità delle armi moderne, la guerra ormai era “alienum a ratione”, cioè era “pura pazzia”.
(c) http://www.ica-net.it Era un colpo di timone robusto alla fede cristiana posta di fronte a una aberrazione storica raggiunta dalla scienza e perseguita dalle difese nazionali (o delle ideologie). Ma qualcuno in Vaticano si è sentito in dovere di tradurre (almeno in francese e in italiano) che la guerra “è irragionevole”, il che svuota di forza morale il punto centrale di quell'enciclica. Di fatto anche oggi quella enciclica viene ricordata come un appello agli uomini di buona volontà per una generica pace nel mondo, non per la sua condanna di importanza storica.
Non a caso poi gli arsenali sono arrivati a cumulare 50 mila bombe nucleari (un calcolo dà una media di 3000 chili di tritolo a testa!) senza che le autorità morali alzassero la voce. Cosicché oggi tutti i vertici mondiali, compresi quelli religiosi, continuano a considerare una guerra nucleare come possibile, forse anche necessaria.
Nel 1983 i Vescovi statunitensi cercarono di superare questa distinzione tra uso e deterrenza delle armi nucleari, tra il futuro e il presente; ma furono richiamati a Roma e portati a una ritirata strategica su un documento che poneva delle semplici domande sul tema. Nel frattempo i vescovi francesi uscirono con un documento in cui dichiaravano che la civiltà cristiana si doveva difendere, per cui erano da preferire le bombe nucleari ai gulag sovietici.
Eppure pochi anni dopo, nel 1989, dei popoli scristianizzati hanno avuto tanta fede nell'uomo (se non in Dio) da liberarsi a mani nude di governi armati contro di loro con bombe nucleari. Queste lotte enormi che hanno sconvolto l'equilibrio del terrore mondiale non hanno dato luogo a ripensamenti ufficiali sulla moralità del nucleare. Nella Centesimus annus il Papa ha riconosciuto che era stata la nonviolenza che aveva portato i popoli alla vittoria sulla dittatura del socialismo reale (un fatto importantissimo per il capo di una Chiesa che si era affidata alla scomunica del marxismo e che non aveva mai propagandato la nonviolenza); ma non è andato avanti nella dottrina sulla guerra nucleare.
Però una reazione c'è stata quando nel 1995 gli USA hanno adottato una

Scienziati contro la guerra
Einstein, nel 1955, in collaborazione con Bertrand Russell e altre personalità del tempo, concepì un manifesto per sensibilizzare gli scienziati del mondo intero riguardo i pericoli di una guerra nucleare.

Nella tragica situazione che si pone all’umanità, pensiamo che gli scienziati dovrebbero riunirsi per valutare i pericoli che sono sorti come risultato dello sviluppo delle armi di distruzione di massa, e discutere una deliberazione nello spirito del documento allegato.
In quest’occasione noi non parliamo come membri di questa o quella nazione, continente o fede, ma come esseri umani, membri della specie Uomo, della quale è in dubbio la continuità dell’esistenza […]. Dobbiamo imparare a pensare in un modo nuovo. Dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere fatti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché tali passi non esistono più; la domanda che dobbiamo porci è: quali passi debbono essere fatti per evitare una contesa militare la cui conclusione sarebbe disastrosa per tutte le parti? […].
Non c’è dubbio che in una guerra con bombe-H diverse grandi città verrebbero rase al suolo. Ma questo sarebbe uno dei disastri minori da fronteggiare. [...]. Oggi noi sappiamo, specialmente dopo il test di Bikini, che le bombe nucleari possono distribuire gradualmente distruzione sopra un’area molto più grande di quanto si fosse supposto. [...]. Oggi si può costruire una bomba che sarà 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Questa bomba, se esplodesse vicino al suolo o sott’acqua, invierebbe particelle radioattive nell’atmosfera. […]. Nessuno sa per quale grande estensione queste particelle radioattive mortali potrebbero diffondersi, ma le autorità più qualificate sono unanimi nell’affermare che una guerra con le bombe-H potrebbe molto probabilmente segnare la fine della razza umana […]. Il termine “genere umano” suona vago e astratto. La gente si rende poco conto, nell’immaginazione, che il pericolo è loro, dei loro figli, dei loro nipoti, e non solo per l’umanità vagamente concepita […].
Qualsiasi accordo di non usare la bomba-H sia stato raggiunto in tempo di pace non sarebbe più considerato vincolante in tempo di guerra, e ambedue le parti si metterebbero al lavoro per costruire bombe-H non appena la guerra scoppiasse […]. Sebbene un accordo per rinunciare alle armi nucleari, come parte di una riduzione degli armamenti, non permetterebbe una soluzione finale, esso risulterebbe utile per alcuni scopi importanti. Primo: ogni accordo fra l’Est e l’Ovest è rivolto verso il bene, in quanto tende a diminuire la tensione. Secondo: […] diminuirebbe il timore di un attacco improvviso alla Pearl Harbour, che attualmente mantiene ambedue i blocchi in uno stato di angoscia nervosa […]. Abbiamo di fronte a noi, se lo scegliamo, un progresso continuo in felicità, conoscenza e saggezza. Sceglieremo invece la morte, perché non possiamo dimenticare i nostri litigi? Ci appelliamo da esseri umani agli esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto […].
Invitiamo questo Congresso, e attraverso di esso gli scienziati di tutto il mondo e il grande pubblico, a sottoscrivere la seguente deliberazione: “In previsione del fatto che in qualsiasi futura guerra mondiale verranno sicuramente impiegate le armi nucleari, […] esortiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a riconoscere pubblicamente, che i loro scopi non possono essere favoriti da una guerra mondiale, e, di conseguenza, li esortiamo a trovare mezzi pacifici per la sistemazione di tutti gli argomenti di contesa tra loro”.

Max Born, Percy W. Bridgman, Albert Einstein, Leon Infeld, J.F. Joliot-Curie, H.J. Muller, Linus Pauling, Cecil F. Powell, J. Rotblat, Bertrand Russell, Hideki Yukawa.
strategia ancora più arrogante dell'uso del “first strike” (il primo colpo nucleare) contro una potenza nucleare che la fronteggi e che la stia superando; ora quella di usare le armi per primi anche contro un'entità politica qualsiasi (anche Jugoslavia, anche terroristi) che non avendo armi nucleari li contrasti. Quindi non più il nucleare come extrema ratio, “per salvare i valori supremi della nostra civiltà”, ma come strategia ordinaria della guerra di potenza (si noti che la Nato si è adeguata, adottando anch'essa questa strategia nel 2000, dopo che nel 1999 si era trasformata da Patto solo difensivo a Patto anche offensivo). Per iniziativa di Pax Christi USA, ottanta vescovi americani hanno firmato un documento di condanna della nuova strategia nucleare USA. Ma nessuna autorità glielo ha ripreso, in Italia o altrove.

La grande speranza
Già nel ‘34 il pastore Bonhoeffer si domandava come sarebbe arrivata la pace nel mondo. Forse dagli eserciti? È assurda una pace imposta con la forza. Forse dalle banche, le quali con mezzi economici costringeranno tutti a stare tranquilli? Ma sarebbe assurdo che il diritto alla pace venisse garantito da un calcolo di interesse. Se non sono i seguaci di Cristo a portare per primi questa novità, non ha senso che poi la si cerchi mettendo in campo l'Onu, gli Organismi internazionali o una nuova superpotenza. L'unico modo di incominciare a ottenere la pace nel mondo, è che i cristiani si riuniscano in un Concilio e dichiarino illegittima qualsiasi guerra. Se più di un miliardo di fedeli, quanti sono i cristiani nel mondo, si opporranno alla guerra, allora sarà veramente difficile farne una in futuro. Tutto questo potrebbe ben iniziare con la condanna delle armi nucleari e tutte le armi di distruzione di massa, in quanto al di fuori di ogni scopo di pretesa legittima difesa.
Dall'appello di Bonhoeffer è nato un Movimento Ecumenico Mondiale. Il quale ha raccolto molte adesioni e ha compiuto un gran lavoro preparatorio; però ha commesso l'errore di sottoporre la pace ad altri due temi, la giustizia e la salvaguardia del creato. I troppi problemi hanno creato troppe speranze e alla fine hanno impedito (Seul 1991) di arrivare a una risoluzione precisa.
Ma poi il tema è stato ripreso e in modo ancora più forte da parte del Papa che per la prima volta nella storia si è pronunciato contro una guerra (Iraq 1991) e poi ha preso una serie di posizioni antiguerra, che sono culminate in due atti di importanza storica. Il 24/1/2002 ha coinvolto tutte le religioni del mondo a negare il sostegno a ogni guerra condotta in nome di Dio. Poi l'anno scorso ha dichiarato ingiusta, immorale e illegale questa guerra all'Iraq. Il suo esempio non è stato seguito da tutta la gerarchia, ma ormai la posizione contro le guerre ha preso ampia consistenza nella Chiesa e d'ora in avanti potrà vantare il massimo esempio possibile.
Stiamo vivendo un momento critico per la storia dell'umanità, minacciata da genocidi ed ecocidi, fino al livello mondiale. Anche per la morale il momento è decisivo: vale essa per le armi nucleari, o queste sono zona franca, perché utili al mantenimento (degli interessi) della nostra ci viltà? Urge una risposta dei cristiani nel mondo; a partire dagli scienziati che convivono con quel tipo di ricerca, fino a tutti quelli che possono contribuire a quel Concilio che toglierà ogni supporto morale alle armi nucleari e a quelle di distruzione di massa.

Note

Università di Napoli, Gruppo della storia e della fisica

Ultimo numero

Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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