ULTIMA TESSERA

Nulla di cristiano

Nella guerra e nelle torture non c’è proprio nulla di cristiano…E non si può imputare la responsabilità di quanto di più brutale accade in Iraq solo ai “soldati inferiori”.
Luigi Bettazzi

Uno dei maggiori rischi della guerra in Iraq è che possa alimentare lo scontro tra il mondo cristiano e il mondo musulmano, facendo diventare guerra di religione e di civiltà quella che è soltanto una manovra di interessi materiali e di dominio politico ed economico. Credo che questa preoccupazione alimentasse la forza e l’insistenza con cui Giovanni Paolo II scongiurava che non si facesse ricorso alle armi ma si moltiplicassero gli sforzi di iniziative e soluzioni pacifiche.
È ormai chiaro che le alcune potenze occidentali volevano invece la guerra, prima in Afghanistan poi in Iraq, programmandola addirittura prima dell’attacco alle Torri del 2001, che sarebbe stato il detonatore e il giustificatore per le due guerre. Ne sono conferma le menzogne con cui s’è voluto motivare l’invasione dell’Iraq, e la superficialità con cui si sono ignorate tutte le conseguenze umane e sociali.
Che la rivendicazione della libertà e l’espansione della democrazia – che non si impongono certo con le armi ma si testimoniano con l’esempio, e che fra l’altro si sono volute esportare iniziando proprio da uno dei pochi Paesi arabi “laici”, tollerante cioè sul piano religioso, non integralista (ma… ricco del petrolio che fa gola) – fosse in realtà difesa della “propria” libertà e della “propria” democrazia viene purtroppo manifestato dalla leggerezza con cui si distruggono vite umane inno centi (gli errori “collaterali”) e dall’uso rivoltante della tortura, oltre tutto spesso su persone non sottoposte nemmeno a parvenza di giudizio.
La teoria delle “mele marce” – l’imputare cioè le torture all’iniziativa di alcuni soldati inferiori – è ridicola, trattandosi di… panieri di mele marce, che però non potevano essere sconosciute ai superiori, se addirittura non venivano da loro sollecitate e istigate. La tortura come strumento di pressione e di giudizio, che giustamente riproviamo nei sistemi giuridici (anche religiosi!) di alcuni secoli fa, non sono assolutamente ammissibili oggi, tanto più da nazioni che sono state pioniere e maestre di diritti umani e di rispetto per la persona umana. Sarà ormai impossibile persuadere della autenticità e superiorità dei nostri valori di civiltà Arabi che hanno visto la documentazione fotografica di quanto avveniva in quelle carceri. Il disprezzo umano raggiungeva limiti intollerabili quando arrivava a provocare la morte o molestie superflue e umilianti, come l’orinare sulle persone, rivoltolare nelle feci, far mangiare alimenti buttati prima nel water: credo davvero che sia difficile che quelle truppe, anche cambiando la bandiera, possano ormai essere viste come forze di liberazione.
È poi tragico e scandaloso che si sia voluto coinvolgere anche la religione. Costringere alla nudità e ad atti sessuali davanti a donne, obbligare ad alimentarsi di cibi vietati dalla loro religione (come la carne suina o l’alcol), obbligarli addirittura a bestemmiare il loro Dio… questo è rivoltante. Quando si mandano truppe a esportare civiltà e democrazia, bisogna prepararle e controllarle; altrimenti si diventa responsabili delle conseguenze, non solo di annullamento delle proposte positive, ma addirittura dell’istigazione alla resistenza e al terrorismo.
Quelle foto documentano la disfatta morale e umana dei nostri intenti. Il male non sta nelle foto, salvo quando venivano fatte per umiliare ulteriormente i prigionieri. Ora si colpevolizza chi le ha fatte e soprattutto chi le ha diffuse, ché anzi questo è il segno positivo di vera libertà e democrazia (noi, dopo decine di anni, non siamo riusciti a sapere chi ha messo le bombe a Piazza Fontana a Milano nel 1969, o chi ha abbattuto l’aereo civile a Ustica nel 1981!): il vero male è che sia cresciuta nell’opinione diffusa di quell’esercito una mentalità talmente orgogliosa di sé da autorizzarsi a umiliare e ad annientare chi viene considerato di razza, di cultura, di religione “inferiore”!
La “svolta” che si va predicando non può essere solo una modifica d’apparenza che conservi il dominio e gli interessi di chi ha provocato questo disastro e ha manifestato tanta insensibilità; deve davvero mettere quel popolo di fronte a nuove bandiere, a nuovi uomini, convincendoli finalmente che ci si impegna e si lavora (e talora si muore!) non per i nostri interessi, ma per i loro.
Se alcuni nostri capi invocano Dio per giustificare i loro soprusi e le loro deviazioni psicologiche (e patologiche), ebbene non li considerino cristiani. Il Cristo a cui ci appelliamo ha insegnato e praticato il rispetto del prossimo, anche del più piccolo e del più povero, ha insegnato e praticato la nonviolenza, preferendo lasciarsi uccidere piuttosto che uccidere. Chi fa queste guerre, con queste menzogne e queste oscenità, non è cristiano: se lo dice, non gli si creda. Siamo enormemente dispiaciuti che ci sia chi falsamente mette un’etichetta cristiana su comportamenti falsi, violenti, osceni, che non possono essere cristiani perché non sono umani.

Note

Vescovo emerito di Ivrea

Ultimo numero

Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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