EDITORIALE

Ai nuovi parlamentari europei

Alex Zanotelli

Gentili Onorevoli, vi giunga il nostro più sincero augurio per il ruolo che ora ricoprite nel nuovo Parlamento Europeo. Un augurio di buon lavoro e un auspicio che possiate ricordarvi, nel corso di questo mandato, di coloro che rappresentate.
A voi il compito di porre pilastri solidi e indistruttibili per questa nuova e ampliata “casa comune” che – possiamo ben dirlo – stenta ad avviarsi.
Permetteteci di condividere con voi la nostra amarezza per aver constatato, ancora una volta, che l'Europa-della-gente non si riconosce nell'Europa-fortezza: il popolo della pace, che in questi mesi ha colorato più volte le piazze del vecchio continente, non si ritrova nella “nuova Europa” che si sta definendo.
Ci amareggia l'alto astensionismo (un misero 45% si è recato alle urne) e il riconoscimento, troppo elevato, di partiti portatori di istanze nazionaliste. Inevitabilmente la guerra in Iraq – sbagliata e illegittima – è stata ancora protagonista in queste recenti elezioni europee, perché pesa ancora nel cuore della gente una scelta politica che non è stata condivisa dal basso, una guerra che non doveva esserci.
Guardando alla nuova Costituzione Europea, approvata il 18 giugno e che sarà firmata a Roma nel prossimo autunno, ancora una volta sentiamo tradite le nostre voci e i nostri desideri, non rappresentate le nostre istanze etiche.
Dobbiamo infatti constatare che il ripudio della guerra viene definitivamente escluso dal patto costitutivo della nuova Europa, la quale, anzi, parteciperà alla corsa al riarmo con un impegno al potenziamento dei propri eserciti. Inoltre, con la nuova Costituzione, lo Stato Sociale sarà costituzionalmente subordinato agli obiettivi di una econo-mia di mercato aperta e fondata sulla competizione e la cittadinanza europea viene riconosciuta ai nativi mentre viene preclusa la possibilità di acquisirla ai migranti anche se residenti. Infine, il lavoro, fonte di dignità e di cittadinanza, non viene promosso come diritto ed è sostituito dal concetto di libertà di lavorare.
Se accettassimo tutto questo, prima o poi dovremo cambiare anche la nostra Costituzione italiana! Ebbene, noi ci impegneremo perché, nell'eventualità di un referendum, questa Costituzione europea venga sconfitta.
Siamo particolarmente toccati dal fatto che il ripudio della guerra non sia entrato nella nuova Costituzione e chiediamo a voi onorevoli di rendervi interpreti di questo nostro profondo malessere.
Chiediamo al Parlamento di cui fate parte una legislazione internazionale che riprenda la trasparenza e i limiti che la nostra vecchia legge 185/90 aveva in materia di produzione ed esportazione di armi.
Crediamo in un'Europa che dica “no” alle spinte forti verso la militarizzazione, ad una Nato che ha ormai modificato la sua ragion d'essere, accettando la guerra preventiva e di attacco ovunque gli interessi vitali occidentali siano minacciati. Crediamo in un'Europa capace di divenire soggetto politico autonomo e non più subalterno all'egemonia statunitense.
La vera democrazia e la sicurezza mondiale – che sinora sono servite da scudo a ben altri interessi – non possono essere tutelate e promosse con un nuovo colonialismo economico, né con guerre che proseguono la politica della “guerra infinita”. Al contrario, la sicurezza del pianeta dipende irreversibilmente dalla capacità di ripristinare l'autorevolezza del diritto internazionale e dei suoi organi e di ascoltare le voci dimenticate e i popoli esclusi del Sud del mondo, in particolare dell'Africa.
Nel corso della campagna elettorale delle europee, Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia hanno promosso un appello rivolto ai candidati con cui chiedevano a coloro che sarebbero stati eletti di assumere come priorità del proprio programma politico e della propria azione parlamentare la riduzione dello squilibrio tra il Nord e il Sud del mondo.
Abbiamo rivolto a tutti la richiesta di un impegno preciso da assumere di fronte agli elettori/e e di cui dar conto, poi, nel corso del mandato: sette proposte precise, dalla riforma dell'Onu a quella del sistema di gestione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, dall'aumento della percentuale del Pil di ciascun Paese dell'UE da destinarsi alla cooperazione internazionale all'abolizione del debito estero e al supporto ai Corpi Civili di Pace. Più di 70 candidati e candidate hanno risposto positivamente al nostro appello, e 14 di loro siedono ora a Strasburgo. A costoro ricordiamo gli impegni assunti verso i più poveri del mondo. Agli altri parlamentari eletti che non hanno sottoscritto il nostro appello, va l'invito a leggerlo con attenzione e a farlo proprio.
Alla vigilia della prima riunione del nuovo Parlamento Europeo, desideriamo rinnovarvi l'auspicio che possiate accogliere le nostre proposte di pace – quella vera, intendiamo, senza armi – di disarmo e di dignità umana per tutti e tutte.

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