EDITORIALE

Civile riarmo

Alex Zanotelli

È un momento difficilissimo quello che stiamo vivendo. Cupo, direi. Un momento in cui la guerra, con la sua evidente brutalità, è diventata di nuovo normalità.
Ritengo che abbia ragione Bailie, docente americano che, nel suo volume di riflessione Violence unveiled–Humanity at the Crossroads, parlava di crisi antropologica, la più grave che l'umanità abbia mai vissuto.
Secondo Bailie, il gene della violenza custodito dai vari imperi, autorità, Stati ecc. dentro la bottiglia e rilasciato di tanto in tanto attraverso la guerra, oggi è sfuggito e nessuno riesce più a rimetterlo dentro la bottiglia.
È questa la gravità della situazione che viviamo. E non sappiamo come uscirne fuori.
Eppure, queste situazioni incredibili sono il frutto (amaro, aggiungo) di decisioni singole che partono, in fondo, da piccole cose su cui quasi sorridiamo.
E vorrei partire proprio da qui.
Nessuno ne ha parlato, nemmeno sulla grande stampa, ma l'8 ottobre scorso il Senato italiano ha approvato la legge delega che ha trasformato il rapporto di lavoro dei vigili del fuoco, che diventeranno corpo di polizia agli ordini del Ministro degli interni e parte essenziale dell'apparato di sicurezza statale (inquadrati nel contratto della polizia), e quindi potranno essere chiamati a difendere l'ordine pubblico. È una cosa che poteva sembrare da nulla e, invece, conferma che ci stiamo militarizzando ormai a tutti i livelli.
Avevo provato, nel corso dell'estate, grazie alla resistenza della senatrice De Petris dei Verdi, ad ostacolare il procedimento, ma con scarso appoggio: CGIL, Cobas, e null'altro.
Poi sono riuscito a parlare con Pezzotta per il quale però non si tratta di militarizzazione.
Non so che cosa Pezzotta intenda per militarizzazione, ma quando un corpo può rientrare nell'ambito dell'ordine pubblico, è difficile sostenere il contrario.
Ho parlato una notte con Castagnetti supplicandolo di considerare questo problema, ma invano. Ha dell'incredibile che la Lega Nord abbia votato contro questo provvedimento, mentre la Margherita con la CISL lo abbia sostenuto.
Pensavo che ormai il militarismo italiano fosse una cosa del passato, invece esperti mi dicono che l'industria bellica italiana è forse uno dei settori che tira meglio. Le esportazioni hanno registrato l'anno scorso una crescita inquietante del 39%.
Dicono gli esperti che il bilancio della difesa nella nuova finanziaria prevede un'ulteriore crescita del 5%, mentre si tagliano 250 milioni di euro per i Paesi impoveriti, per l'ONU e per le organizzazioni non governative.
L'Italia è il Paese col più basso tasso di aiuto ai Paesi impoveriti (0,20%). Perfino l'OCSE ci ha criticato. Berlusconi aveva promesso di portare l'Italia allo 0,33%. Siamo alla berlina: 0,20%. Altro che 0,7% come l'ONU ci chiede.
Ancora più grave è che questi aiuti italiani (ormai ce lo dicono con chiarezza), al 92% sono aiuti erogati a patto che comprino tecnologie italiane o merci italiane, cioè siano utilizzati per fare affari.
Non solo. Alla fine di settembre, il governo Berlusconi non ha erogato i 130 milioni di euro al Global found per la lotta contro l'AIDS e contro la malaria, come aveva promesso anche a Genova dinanzi al G8.
Ancora. Il governo Berlusconi ha totalmente svuotato la legge 209 sulla remissione del debito: svuotata!
L'ha svuotata l'anno scorso, eliminando 12 mila miliardi di vecchie lire italiane che dovevano essere condonati e togliendo il termine di tre anni. E così oggi la legge 209 è inapplicata, nel silenzio anche dei vescovi che hanno voluto quella legge, sostenendo il movimento di base.
Il governo italiano ha tolto anche altri 10 milioni di euro di aiuti all'Africa, soprattutto al Darfur e ad altre situazioni di grossa difficoltà.
E veniamo a scoprire che i soldi della cooperazione internazionale, invece di essere usati per questo scopo, vengono adoperati per pagare i nostri soldati o la missione di pace in Iraq.
Il quadro non è ancora completo. Sta crescendo, infatti, la ricerca militare nelle università italiane finanziata dal Ministero della difesa. Mentre si aggrava la militarizzazione del Sud Italia. Sono arrivati gli Euro Fighters a Gioia del Colle (Bari), i nuovi Predators ad Amendola (Foggia), c'è stata l'apertura a Taranto della nuova base NATO, sotto comando italiano, adesso si prepara l'altra base NATO sotto comando americano (sempre nel porto di Taranto) e il supremo comando americano delle forze di pronto intervento passa da Londra a Napoli, la base di Sigonella viene sempre più potenziata come la Maddalena.
Dietro i vigili del fuoco si nasconde, dunque, ben altro: una militarizzazione spaventosa e una decrescita incredibile nell'aiuto pubblico italiano ai Paesi impoveriti. Le due cose si equivalgono e sono profondamente legate.
Quello che fa spavento è – lo dico con amarezza enorme – il silenzio da parte della Chiesa italiana. Non riesco ad accettarlo. Non solo.
In questo contesto ad Assisi il vice primo ministro Fini ha avuto il coraggio di offrire una nuova esegesi di Francesco. In fondo Francesco non rappresenta più colui che ha ricordato all'Occidente il cuore del Vangelo, ma viene trasformato in colui che benedice la difesa, che benedice alla fine le armi per la propria difesa. La benedizione di Francesco sulla missione di pace in Iraq.
Questo rovesciamento è avvenuto ad Assisi il 4 ottobre nel silenzio totale sia della Conferenza Episcopale sia del Sacro Convento dei frati.
Se la Chiesa ha il coraggio di dire certe cose sulla vita e deve dirle, sul sesso e deve dirle – sono fiero che le dica – deve avere con altrettanta forza il coraggio di pronunciarsi anche quando la vita è minacciata con le armi e indignarsi per restituire l'onore di Francesco, colui che ha richiamato l'annuncio del Vangelo di pace, proprio quello che rischiamo ancora di tradire con questo processo di militarizzazione.

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Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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