MICROCREDITO

La pace non si compra ma si finanzia

Si chiamano “non bancabili”. Sono coloro che non possono chiedere aiuto alle banche. Sono in tanti. E crescono anche da noi. Il microcredito è una risposta etica valida anche per loro. Cronaca di un'esperienza che cresce.
Giorgia Vezzoli (Consulente di Comunicazione Etica e per il Cambiamento Sostenibile)

L'accesso al credito dovrebbe essere un diritto di tutti. Dovrebbe perché in realtà non lo è affatto. L'ONU stima che nel mondo oggi 1 miliardo e 200 persone vivano con meno di un dollaro al giorno. Di questi, la maggior parte non ha accesso ai circuiti finanziari tradizionali, non può chiedere

Il microcredito in Italia
Le dimensioni
Dai dati raccolti dalla ricerca emerge un’enorme diversità di interpretazione di microprestiti: si va da un minimo di 2 mila euro fino a prestiti per importi pari a 20 mila euro. L’importo del prestito varia in base al tipo di imprese finanziate (a seconda che si tratti di imprese individuali piuttosto che di imprese collettive) oppure in base al tipo di disagio sociale ed economico a cui il progetto fa riferimento. La durata del prestito erogato è tra i 3 e i 5 anni con rate mensili di restituzione, che comprendono sia il capitale che l’interesse (qualora ci sia). In genere il tasso di perdita, ovvero la mancata restituzione del prestito, è molto basso e si aggira intorno al 2%.
I progetti di microcredito sono soprattutto concentrati nel Centro–Nord Italia, questo principalmente perché proprio in quell’area del Paese la finanza etica ha sviluppato una lunga esperienza e risulta essere maggiormente radicata: le prime esperienze risalgono alla fine degli anni Settanta.

I soggetti che fanno microcredito
I principali investitori italiani in microfinanza nel Sud del mondo sono Etimos, il consorzio collegato a Banca Etica (portafoglio al 31 dicembre 2003 pari a 5 milioni 150 mila euro) e la milanese CreSud, a cui partecipano anche alcune botteghe del mondo (portafoglio di 2 milioni di euro). Poi ci sono le prime esperienze del credito cooperativo, come il finanziamento all’ecuadoriana Codesarrollo, e le società di servizi come Microfinanza srl.
Per quanto riguarda il microcredito agli esclusi finanziari in Italia, significativa l’azione delle cinque Mag tuttora operanti (Milano, Torino, Verona, Venezia, Reggio Emilia) con un volume complessivo di attività intorno a 7 milioni di euro. In collegamento con le Mag nascono piccoli progetti locali come il fondo di microcredito del quartiere fiorentino delle Piagge. Poi ci sono alcune esperienze di enti locali (Emilia Romagna, Toscana, Provincia di Milano, Comune di Carpi), soprattutto sotto forma di prestiti a condizioni agevolate a soggetti deboli o di fondi antiusura, e il microcredito di solidarietà, anch’esso fortemente sussidiato, di fondazioni come la San Carlo di Milano e, per la prima volta, di banche nel caso delle iniziative San Paolo-Imi a Torino, Genova, Roma e Napoli e del progetto del Monte dei Paschi a Siena.
prestiti né versare risparmi. Il motivo è di facile intuizione: le banche commerciali non li considerano clienti appetibili. Incapaci di fornire garanzie patrimoniali, i poveri muovono capitali così esigui da non giustificare il costo delle singole operazioni. E per chi pensa che questa sia una preclusione esclusiva del Sud del mondo si sbaglia.

Insolventi di casa nostra
La povertà, e con essa l'umiliante condizione di “non bancabilità”, è in aumento anche in casa nostra: oggi le famiglie italiane in zona povertà sono quasi una su quattro e da una recente indagine della Banca d'Italia emerge che oltre 2 milioni 900 mila famiglie, il 14,1% del totale, non accedono ai servizi bancari. In uno scenario di sempre maggiore divario fra ricchi e poveri, non solo nel Sud ma anche nel Nord del mondo, la finanza etica sembra oggi più che mai la risposta concreta al superamento dei conflitti sociali. “Innanzitutto perché si basa su una ricerca tra una gestione che sia economicamente efficiente e nel contempo rispettosa dei diritti umani e delle risorse ambientali – sottolinea Marco Gallicani, Direttore dell'Associazione Finanza Etica (AFE) – inoltre poiché la finanza etica parte proprio dalla considerazione che sono i poveri ad avere maggior bisogno delle banche, sia per accedere al credito, sia per gestire il risparmio”.
Il senso e l'applicazione pratica di questa concezione alternativa del credito, dove è la persona a essere al centro dell'economia e non viceversa, ci fa capire un fenomeno in crescita chiamato microcredito, cresciuto a tal punto che l'ONU ha promosso il primo Anno Internazionale del Microcredito nel 2005.

Piccolo prestito
Ma che cos'è, in pratica, il microcredito? Tecnicamente fare microcredito significa erogare piccoli prestiti per periodi brevi i cui beneficiari operano in quel vasto ambito di microattività produttive che viene chiamata “economia popolare”: sono agricoltori, allevatori, commercianti, ambulanti, artigiani, ma anche lavoratori precari, pensionati, immigrati e tutte quelle fasce di cittadini cui le banche non concedono prestiti perché considerati “non bancabili”. Creato in Bangladesh dal prof. Muhammad Yunus e in seguito esportato in tutto il mondo, il microcredito oggi si sta estendendo anche ai Paesi ricchi, dove aumentano le sacche di povertà causate da fenomeni di emarginazione, disoccupazione ed emigrazione. In Italia, stima una ricerca effettuata dall'AFE e da Lunaria, sono già stati erogati circa 550 mila euro in microfinanziamenti, che hanno interessato 330 beneficiari. Una curiosità: di questa somma totale, quasi 300 mila euro sono stati raccolti e prestati a Firenze, che da sola rappresenta ben il 55% di tutto il microcredito italiano. Non è un caso, forse, che l'apertura dell'anno internazionale del microcredito sia avvenuta proprio a Firenze nel novembre scorso.

Microcredito italiano
Ma è nell'umanità delle storie di microcredito tutto italiano che si rivela il senso profondo di queste cifre: alle Piagge, periferia fiorentina ad alta densità di disagio, il Fondo Etico e Sociale, sorto all'interno della locale

Il microcredito nel mondo
Secondo l’ultimo rapporto della Microcredit Summit Campaign – che presenta i dati internazionali aggiornati a fine 2002 – sono 41 milioni e mezzo i destinatari di microcrediti che vivono con meno di un dollaro al giorno, mentre oltre 67 milioni sarebbero i clienti totali. Entro il 2005, proclamato dall’Onu “Anno Internazionale del Microcredito”, la Campagna internazionale nata dal summit di Washington del febbraio 1997 punta a raggiungere quota 100 milioni di poveri finanziati per un volume di 21 miliardi di dollari.
Il primo censimento risale a fine 1997 e contava 618 istituzioni di microfinanza con 13 milioni e mezzo di clienti, di cui 7 milioni 600 mila “molto poveri”, compresi cioè nella fascia della povertà assoluta definita sulla base della soglia del dollaro al giorno. Da allora, i destinatari sono aumentati in media del 38% ogni anno, in parte per l’ampliamento della rilevazione e in parte per l’effettivo incremento dell’operatività delle “microbanche”.
Il 78,5% dei beneficiari molto poveri sono donne, mentre l’area dove il microcredito è più sviluppato resta di gran lunga l’Asia con il 53% dei programmi e l’87% del totale dei destinatari. Il 10% dei destinatari è invece in Africa e poco meno del 3% in America Latina. Piccole le cifre per l’Europa, soprattutto dell’Est, e il Nordamerica, ma in questi casi c’è una sottovalutazione dovuta al fatto che diverse istituzioni finanziarie di comunità o banche etiche non sono comprese nel calcolo

Per ulteriori informazioni: http://www.metamorfosi.info
Comunità di Base, ha fatto appello a tutti i residenti nel quartiere perché finanziassero il miglioramento della loro zona. Risultato? 60.000 euro di raccolta i cui prestiti sono destinati per il 60% al finanziamento di progetti con ricadute positive sul territorio e per il 40% al mutuo soccorso, che significa aiutare i residenti più poveri a far fronte a spese impreviste, anche banali, ma sufficienti a finire in mano agli usurai. Sono già 33 i prestiti erogati a oggi e, cosa incredibile per il credito tradizionale, con un tasso di insolvenza pari a zero. È il miracolo finanziario che avviene quando alle persone si concede fiducia: senza cambiali e garanzie patrimoniali, conta prima la relazione umana instaurata con gli altri. “Il punto fondamentale è la responsabilità verso la comunità – dice don Alessandro Santoro, ideatore del fondo, che aggiunge – il mondo si può cambiare anche da qui”.

Un confronto inedito
Cruciale, dunque, diventa il confronto tra il mondo della finanza etica e quello delle banche.
Secondo Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, “migliaia di organizzazioni non profit si danno da fare per rispondere a bisogni per i quali il mercato spesso non ha soluzioni adeguate. Nonostante questo impegno finora hanno trovato un ascolto insufficiente nelle istituzioni finanziarie tradizionali. Banca Intesa ha avviato iniziative concrete per facilitare l'accesso al credito di chi vuole contribuire allo sviluppo del nostro Paese. Questo è l'inizio. Gli stimoli non solo critici ma soprattutto costruttivi da parte della società civile sono sempre più numerosi e da noi troveranno un'attenzione sempre maggiore”. A questo impegno la risposta della finanza etica non manca. Marco Gallicani, direttore dell'Associazione Finanza Etica, sostiene la necessità di una maggiore influenza sul mondo finanziario per vincere la grande sfida dell'accesso al credito. “Per rispondere concretamente alla povertà e alla precarietà in aumento nel nostro Paese dobbiamo essere in grado di uscire dal mercato di nicchia in cui ci troviamo oggi” afferma Gallicani. “In una società che va precarizzando e privatizzando ogni aspetto della vita collettiva e individuale il potere delle banche – tra le poche detentrici di liquidità – è in forte aumento: saranno le assicurazioni private e le banche il nostro Stato sociale del futuro, per questo la sfida è alta per la finanza etica. Le nostre esperienze, accumulate in 25 anni di storia, vanno messe a disposizione di un rinnovato rapporto con la società civile e la politica, per cercare incisive modalità di influenza nei confronti del potere finanziario”.

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SETTEMBRE 2019

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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