ULTRÀ

Ultrà moderni

Il mondo ultrà è dinamico. Si adatta continuamente. Ai linguaggi dei media, soprattutto. Fino a raggiungere una sorprendente unità d'intenti contro la degenerazione del calcio moderno. Le ultime novità di un movimento nascente.
Pippo Russo

Per capire il mondo ultras si deve obbligatoriamente passare per la loro immagine nei mass media. Il mondo del tifo ha adattato codici e strategie man mano che cambiavano le forme di comunicazione di massa. Alle tradizionali forme di antagonismo fra gruppi si è sovrapposto un condiviso linguaggio fondato su rivendicazioni unitarie. A determinarlo è un atteggiamento contraddittorio nei confronti del sistema dei mass media: contestato, ma al tempo stesso sfruttato in tutte le sue potenzialità come cassa di risonanza dei messaggi.

Vecchi e nuovi media
Il rapporto tra mondo ultras e mezzi di comunicazione tradizionali ha registrato uno sviluppo in parte prevedibile, in parte inatteso. Ricalcando il canone della talk radio, il fenomeno della chiacchiera radiofonica curata da personaggi del tifo ultras costituisce, ad esempio, un'innovazione nella comunicazione all'interno del tifo calcistico.
Invece, i mezzi telematici hanno consentito interazioni un tempo impensabili come la possibilità di dar vita ad arene tematiche e di dibattito, ma anche a espressioni del conflitto, che, esaurendosi nella rete, restano sterili. La facoltà di accedere al dibattito calcistico senza filtri ha sviluppato una forma alta di democrazia comunicativa. Il dibattito telematico raggiunge un grado quasi massimo di apertura perché i temi non richiedono sofisticate conoscenze, eliminando così i filtri invisibili d'accesso tipici dei gruppi di discussione specialistici.
Diverso l'atteggiamento nei confronti degli attori neo-televisivi a pagamento, la cui contestazione produce una prodigiosa unità d'intenti fra gruppi ultras tradizionalmente nemici. I motivi dell'avversione sono molteplici: la frammentazione del calendario nei diversi giorni della settimana, la diversificazione degli orari d'inizio delle gare, la mercificazione in spettacolo di un antico rito popolare, la convinzione che siano ormai gli attori televisivi a dettare le logiche culturali e organizzative del calcio. È forte il senso dell'esproprio di una passione popolare. Della quale i gruppi ultras si ergono a principali custodi e rivendicatori.

Un nuovo movimento: programma politico e comunicazione
Oggi sembra che il mondo ultras condivida questa rappresentazione della situazione. Una condivisione talmente forte e identificante da far pensare che si sia in presenza di un movimento collettivo allo stato nascente. Alcune manifestazioni di piazza unitarie, celebratesi negli ultimi due anni e aventi come scopo la protesta contro il calcio moderno, profilerebbero una sorta di movimento collettivo a tutti gli effetti. Il programma politico può essere individuato in due obiettivi, fra loro alternativi. L'obiettivo massimalista, una sorta di utopia regressiva, è il ritorno a uno statu quo ante del calcio nel quale si recuperi la dimensione del rito e vengano sradicati gli eccessi di commercializzazione. L'obiettivo minimalista è porre un argine allo strapotere del calcio moderno e dei suoi protagonisti: dirigenti di club sempre più orientati alla logica del marketing, interpreti della telecomunicazione interessati soprattutto allo sfruttamento intensivo ed estensivo dello spettacolo calcistico, calciatori che perdono l'identità di missionari di una causa per assumere quella di attori dello show-business.
Sui futuri passi che questo attore collettivo sarà in grado di compiere, non è facile fare previsioni. Eppure da questa immagine di unità d'intenti sono emerse le più efficaci strategie comunicative prodotte dal mondo ultras italiano.

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