Un segno eterno che non scomparirà

«Voi dunque partirete con gioia,
sarete condotti in pace.
I monti e i colli davanti a voi
eromperanno in grida di gioia
e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani.
Invece di spine cresceranno cipressi,
invece di ortiche cresceranno mirti;
ciò sarà a gloria del Signore,
un segno eterno che non scomparirà».
Isaia 55,12-13

Con queste parole il 31 luglio 2003 siamo partiti per un pellegrinaggio a piedi da Brescia a Gerusalemme, per il tempo di un anno. E' un desiderio profondo che abbiamo coltivato a lungo, nato camminando insieme in montagna. È stata un'esperienza impegnativa, coinvolgente e intensa. Impegnativa perché ha impegnato tutta la nostra persona, mente, cuore e corporeità soprattutto; perché il cammino ha attraversato diverse nazioni; perché il nostro stile è stato quello del chiedere, della gratuità e della povertà. Coinvolgente perché ha coinvolto il nostro modo di vivere: abbiamo lasciato il nostro lavoro, la nostra casa e i nostri amici; perché ha portato le nostre due persone a una scoperta reciproca più libera e responsabile in vista di una scelta per la vita. Intensa perché il nostro desiderio per la strada è cresciuto di intensità dentro di noi; perché le nostre giornate sono state caratterizzate dall'incontro con le persone che ci hanno accolto; perché abbiamo messo il nostro cammino nelle mani del Signore.
Siamo partiti dall'Italia con gioia, lasciandoci guidare dall'icona dei discepoli di Emmaus e dai segni che il Signore ha preparato davanti a noi, con l'aiuto di un carretto arancione su cui abbiamo portato l'essenziale. La strada che abbiamo percorso si chiama Route de Jerusalem, Strada di Gerusalemme o Strada della pace, una strada che porta i pellegrini a vivere il dono della pace di Gerusalemme prima ancora che nel raggiungimento della città (la meta), nell'andare incontro quotidiano a chi accoglie, ad ogni tappa del cammino. Gerusalemme prima ancora che un luogo è ogni persona con cui condividere il tempo e il pane.
Lungo la strada ci siamo fermati per incontrare gruppi di giovani e comunità, per dialogare insieme, per raccontare la nostra esperienza della strada, per annunciare il dono della pace attraverso la pedagogia del cammino, passo dopo passo.
Domenica 20 giugno siamo arrivati a Gerusalemme con il nostro carretto: alla vista della città ci siamo commossi e ci siamo fermati. Abbiamo sentito lo stupore di dieci mesi di cammino, portati dalla mano del Signore, giorno dopo giorno fino a Gerusalemme. Siamo arrivati in buona salute, con il cuore pieno di attesa e di gratitudine, con il desiderio della pace, con i piedi belli e scuri dal sole, con gli occhi colmi di tutte le persone incontrate e con una sana fatica nel corpo.
Ci sembra un miracolo aver sperimentato la fragilità e la forza del nostro corpo, i pericoli della strada, il rischio di alcuni incontri, l'adattamento alle diverse stagioni ed essere giunti alla meta desiderata! Abbiamo attraversato sette nazioni dal nord al sud e dall'ovest all'est, monti e valli, pianure e deserti, camminando da mare a mare fino sotto il livello del mare (Mar Morto: - 400 metri); incontrato e dialogato con popoli di lingua italiana, greca, turca, araba ed ebraica, di diverse religioni e riti. Abbiamo scoperto la nostra Strada come un cammino a ritroso nella fede: dai luoghi dei santi in Italia ai monasteri ortodossi sulle Meteore in Grecia; dalle case e chiese nella roccia dei primi monaci in Cappadocia a Tarso e Antiochia in Turchia; da Damasco a Petra, città dei Nabatei in Giordania; dal fiume Giordano fino a Gerusalemme dove ritroviamo le nostre radici in Gesù.
Le cose grandi che abbiamo scoperto in questo pellegrinaggio sono la Provvidenza di Dio che non ci ha fatto mancare mai nulla e ha accresciuto la nostra fede e la bontà delle persone che ha sostenuto il nostro cammino con il cibo e con l'acqua, con l'ospitalità e la doccia, con doni e parole di fiducia. Se siamo arrivati a Gerusalemme è Grazia e grazie per tutto questo... Il bene c'è e noi lo abbiamo incontrato!
Questo cammino, nel suo svolgersi, è diventato una Strada di unità tra il nostro passato e il presente, tra noi e le nostre famiglie, tra il nostro cuore e il cuore di Dio.
Siamo rimasti in Terra Santa quaranta giorni. I primi dieci giorni ci siamo fermati a Gerusalemme dove abbiamo sentito forte la preghiera al muro del pianto, la salita al monte Sion, il silenzio al Santo Sepolcro; abbiamo gustato il perderci tra le vie della città antica attraverso i quartieri armeno, cristiano, ebraico e musulmano; ci siamo fermati tra le voci e i colori dei bazar che affollano in modo caratteristico le antiche vie; abbiamo vissuto il contrasto di tante persone armate e un'atmosfera di paura da una parte e dall'altra il saluto della gente con la tipica parola ebraica “shalom” e il desiderio di pace presente in tutti.
Sul monte Tabor, luogo della trasfigurazione di Gesù, abbiamo scambiato il nostro lavoro - in giardino e in cucina – con il soggiorno nella comunità dei frati francescani. In questo periodo abbiamo visitato i luoghi biblici intorno al lago di Tiberiade, la cittadina di Cafarnao, il luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e la collina delle beatitudini.
Un'altra tappa importante è stata la permanenza nel monastero delle suore carmelitane ad Haifa, sul monte Carmelo. Qui abbiamo lavorato, contemplato il mare dall'alto e attraversato i luoghi del profeta Elia.
Non poteva mancare la visita a Emmaus, luogo dove due pellegrini, in cammino da Gerusalemme, hanno riconosciuto Gesù nello spezzare del pane. Questo episodio evangelico ha accompagnato la nostra Strada nel momento del cammino e dell'incontro con le persone lungo la via e nel momento dell'ospitalità e del condividere il pane nella casa di chi ci ha accolti.
Come un sogno abbiamo poi incominciato a pensare al nostro ritorno via mare, come gli antichi pellegrini e missionari. La scelta della nave era per noi importante per portare a casa intatto il carretto e, soprattutto, per compiere un lento ritorno secondo lo stile della nostra Strada. Così, siamo venuti a conoscenza – via internet – di una nave cargo, di compagnia italiana, che compie il tragitto Haifa – Izmir – Ravenna: con l'aiuto di un benefattore abbiamo potuto concretizzare il nostro sogno.
Il viaggio in nave è stato meraviglioso e affascinante: un equipaggio di soli dodici passeggeri, i pasti insieme al comandante e agli ufficiali, il ponte della nave per riposare e per contemplare un orizzonte di solo mare a 360 gradi, la cabina di comando per scrutare il mare e imparare la rotta di navigazione, la visita alla sala macchine, la sosta nei porti con le operazioni di carico e scarico merci… un lento ritorno in Italia a 16 miglia orarie (30 km all'ora!).
Abbiamo scelto di compiere il tragitto da Ravenna a Brescia a piedi – per non perdere l'allenamento!- per completare il cammino sulla nostra terra e per raccogliere il frutto del pellegrinaggio. In questi giorni abbiamo incontrato le persone, i luoghi e la natura come fosse la prima volta, ci siamo accorti che dentro di noi è nato qualcosa di nuovo…
Arrivati a Brescia abbiamo abbracciato i nostri familiari e innaffiato con lo spumante il carretto dopo 4500 km esatti! Ora attendiamo di passare il “testimone” a qualcun altro!
Francesco Balbo e Rosanna Bertoglio

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