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Cantare le domande

De Andrè ha cercato Dio. Nell’umanità perduta, marginale, esclusa. E gli ha domandato se davvero somiglia a Gesù di Nazareth.

Salvatore Miscio

Paolo Ghezzi, giornalista e scrittore, nel libro Il vangelo secondo De Andrè. “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria” realizza una piccola antologia dei testi di Fabrizio De Andrè, assecondando una idea di G. Zini, direttore di Ancora Editrice. Affronta un viaggio che lo porta a esplorare il mondo narrativo e poetico del cantautore genovese.
Fa emergere dall’opera di De Andrè le risonanze e le dissonanze con il Fabrizio De Andrè messaggio dei Vangeli canonici e della teologia cattolica. Mette in opera un’analisi approfondita dei testi e, con l’aiuto di un teologo, S. Zucal, effettua un confronto che dà nuova luce sia a versi poco conosciuti che a versi molto citati.
La vita del cantautore attraversa in filigrana tutte le quattordici voci che strutturano il libro. Le quattordici parole, ritenute più evocative, sono state scelte tra le molte alle quali De Andrè ha dato voce, calore, espressione, vita. Così ha fatto con i suoi personaggi che questo libro richiama e mette in luce. Per loro le categorie evangeliche sembrano richiamarsi con forza: donne, prostitute, ultimi ecc.
Tra le voci scelte non manca “Dio”. Discreta ma continua la ricerca di una paternità superiore, che porta De Andrè ad affrontare “il problema di Dio, il mistero di Gesù di Nazareth, la coscienza di chi ha fede, i dubbi dei non credenti, i sentieri dei cercatori di qualche verità” (p. 9). L’autore mette bene in evidenza che il cantautore è stato l’uomo degli interrogativi più che delle certezze. La strada del confronto con le istanze evangeliche trova senso nella profondità di un uomo, poeta e cantautore, che ha amato e sperato che Il vangelo secondo De Andrè. Dio somigliasse tanto al Gesù di Nazareth che muore tra le braccia di una croce senza provar rancore; che perdona con l’ultima voce chi lo uccide sulla croce. De Andrè dipinge in “Preghiera in gennaio” un affresco della misericordia del Padre che a pochi sarebbe riuscito.
L’autore non può nascondere un coinvolgimento affettivo nel suo lavoro.
La scelta dell’approccio empatico si rivela fruttuoso anche se tradisce un certo timore reverenziale.
Spesso si pone l’interrogativo su ciò che avrebbe pensato De Andrè di certe affermazioni o ipotesi. Rivela certamente la stima che la figura di questo cantautore ha ottenuto da molti e la sua posizione non equivocabile rispetto alle questioni importanti della vita.

P. Ghezzi, Il vangelo secondo De Andrè. “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”, Ancora, Milano, 2003.
Il libro si presenta più che mai opportuno e invita a continuare la ricerca in un mondo da esplorare. Si tratta di accettare la sfida di saper leggere il libro del mondo, scritto con parole cangianti e nessuna scrittura e accettare che ci siano segreti che fanno paura, come amava cantare De Andrè. Un mondo che somiglia tanto a quello evangelico perché ricco di tante suggestioni, di tanti racconti che trasudano voglia di pace, di riscatto, di vita, di Dio.

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