CINEMA

Un bacio tra culture

Una storia d’amore. Come tante altre. Ma tra diversi. Come il dialogo tra culture si può tradurre in un bacio, nell’ultimo sorprendente e delicato film di Kean Loach.

Andrea Bigalli

Un bacio appassionato

Un bacio appassionato
(A fond kiss)
Regia di Ken Loach
Soggetto e sceneggiatura
di Paul Laverty
Fotografia di Barry Ackroyd
Interpreti: Atta Yaqub, Eva Birthistle, Shabana Bakhsh, Ahmad Riaz
Gran Bretagna / Italia / Germania / Spagna, 2004
La cinematografia di ogni tempo si trova divaricata tra la richiesta di divertire e il compito di illustrare, illuminare, documentare.
Da sempre l’amore, tema obbligato del cinema, è anche uno spazio privilegiato per indagare la contaminazione delle diversità, delle culture.
Stupisce solo a primo acchito che un autore come Ken Loach, conosciuto per la vis dura, a tratti feroce, della sua capacità di critica sociale ci offra, nel suo ultimo film, una storia di amore.
Già ne “La canzone di Carla” o in “Pane e rose” si parlava di amore: ma stavolta il linguaggio converge sulle dinamiche amorose in forma più diretta, fino, appunto, a farci definire “Un bacio appassionato” soprattutto un film d’amore.

Diversità e amore
Casim e Roisin s’incontrano per i motivi casuali eppure segnati di ineludibilità con cui si conoscono coloro che si innamorano: si piacciono, nasce un sentimento che lavora nel profondo, il sesso non basta a spiegare un bisogno reciproco che cresce fino a diventare l’incapacità di vivere bene senza l’altro. Tutto secondo consuetudine: ma il primo è pakistano di origine,

Ken Loach: cenni di biografia
Nato il 17 giugno 1936 a Nuneaton, nel Warwickshire (Inghilterra), Ken Loach ha conosciuto durante la sua infanzia i disagi della guerra. Proveniente da una famiglia operaia, ha studiato legge a Oxford, ma tramite il teatro è approdato alla televisione inglese BBC nel 1961. Dopo alcune regie televisive (tra le quali va ricordata la serie Cathy Come Home che ha causato direttamente una modifica delle leggi britanniche sui senzatetto) Loach esordisce sul grande schermo nel 1967 con Poor Cow, a cui segue il suo primo successo, Family Life (1971). Caratterizzate da un preciso ideale politico, le opere del regista inglese, pur apprezzate dalla critica, non hanno avuto possibilità di sfondare sul mercato fino ai primi anni Novanta, in cui cominciano ad arrivare premi e riconoscimenti. Durante gli anni del governo Thatcher, Ken Loach ha realizzato diversi documentari per la televisione (da ricordare quelli che restano a testimoniare le lotte sindacali dei minatori nel 1984), molti dei quali non sono mai stati trasmessi. Lungo un percorso sempre caratterizzato da una forte carica ideologica e da una notevolissima capacità di osservazione delle dinamiche familiari e del lavoro, Loach non ha mai rinunciato a una critica feroce della realtà sociale del suo Paese e della prospettiva storica che stiamo vivendo. A riguardo si può citare la sua lettura dell’attentato dell’11/09/2001 (nel film a più mani ad esso dedicato nel 2002), in cui si ricorda l’altro undici settembre del golpe in Cile del 1973, e la durissima opposizione all’intervento inglese in Iraq, come pure tutte le sue opere dedicate a rappresentare, con grande realismo, la condizione della classe operaia inglese. Che – come quelle di tutti gli altri Paesi del mondo – non soltanto continua a esistere, sia pur con notevoli difficoltà, ma ha tutti i diritti per esprimersi e veder riconosciuti i propri, sacrosanti, diritti.
immigrato di seconda generazione quindi inglese a tutti gli effetti, la ragazza è irlandese. Mussulmano Casim, cattolica Roisin: questo non è tra i due un problema, ne discutono con serenità, diventa occasione di conoscenza, di rispetto reciproco. La situazione diviene diversa quando si trovano ad affrontare le rispettive realtà di origine: l’uomo è destinato dalla famiglia a sposare una cugina che a malapena conosce, la donna, che insegna in una scuola cattolica, perde il posto di lavoro perché vive con Casim senza essere sposata. Trappole e ricatti affettivi, le soluzioni di comodo prospettate dai rispettivi contesti, il peso delle tradizioni in rotta di collisione con le motivazioni del cuore, avranno ragione di quanto i due affermano a partire dal loro diritto alla felicità, all’amore?

Amore fragile per un finale incerto
La musica, che fa da esempio dei linguaggi possibili per incontrarsi (lei insegna musica, lui fa il dj), segna i passaggi salienti di questa relazione non facile. Di fronte al pianoforte della donna, i due si dicono la convinzione di poter superare le difficoltà circostanti, ma anche i propri dubbi. Il finale non è scontato come può sembrare, rimanere insieme non è infatti la soluzione più semplice; e non a caso sfuma sulla considerazione che l’amore si definisce anche nella propria fragilità, nel proprio essere non totalmente governato dalla volontà, possibile soltanto nella libertà. La libertà reciproca, ma anche quella consentita da ciò che ti circonda, le culture, le religioni, la morale. Letto in questa prospettiva, questo film assume una chiave politica notevole. La famiglia di Casim è rappresentata con grande pudore, cogliendo le difficoltà a conciliare aspetti positivi della propria cultura di origine con le istanze della contemporaneità: ma pure nella incapacità di modificare gli elementi di tale cultura quando essi non danno spazio al diritto delle persone di realizzare la propria vita in autonomia. A riguardo ci dovrebbe far riflettere la figura del parroco cattolico di Roisin, incapace di mediare il livello della norma con la realtà umana rappresentata dal sentimento della ragazza: esemplificando l’esigenza per le religioni di rimotivare i propri valori, sapendo dialogare sul serio con il mondo, ben compresa in esso l’irregolarità, la non conformità, il disagio di

Ken Loach: filmografia
Poor Cow (1967)
Family Life (1971)
Uno sguardo, un sorriso (1981)
L’agenda nascosta (1990)
Riff Raff – Meglio perderli che trovarli (1991)
Piovono pietre (1993)
Ladybird Ladybird (1994)
Terra e libertà (1995)
La canzone di Carla (1996)
My name is Joe (1998)
Pane e Rose (2000)
Paul, Mick e gli altri (2001)
Sweet sixteen (2002)
Un episodio del film corale “11 settembre 2001” (2002)
ogni tipo.

Tradurre la politica nel personale
Un bacio appassionato si allinea ad altre pellicole interessanti sull’intercultura (East is east ad esempio) senza poi aggiungere a riguardo più di tanto, ma ha il grande merito di far transitare il tema sul piano di una riflessione sulla libertà personale. Con la consueta abilità del regista a tradurre concetti politici con chiarezza: si veda l’inizio, in cui la sorella di Casim, in un intervento all’assemblea della sua scuola, esprime la realtà di una identità nazionale e culturale che chiede di rinnovarsi, esige la modalità di fondo della conoscenza e del rispetto. E dice bene quanto è facile definire “l’altro” – nella fattispecie nella dimensione religiosa – come terrorista, dimenticando come due cristiani si siano resi responsabili di una guerra che ha prodotto più di centomila morti.
Il cinefilo ha poi una domanda, che chiosa sulla capacità di Loach di fare, come in questo caso, dell’ottimo cinema: come fa a trovare attori così bravi?

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