NEOCON

Guerra contro terzi

Dire mercenari è ormai troppo semplice. Il fenomeno delle società militari private sta crescendo rapidamente. E mutando rapidamente. Quello che tutti devono sapere ma nessuno dice su queste moderne multinazionali della guerra.
Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo)

Dimenticatevi la guerra come si è conosciuta fino a ora. Attenzione… non dimenticatene l’orrore, la morte e la distruzione: quelle rimarranno purtroppo sempre le stesse. Ma dimenticatevi gli eserciti degli Stati, la leva, il confronto fra sistemi politici, il controllo popolare tramite i parlamenti, le dichiarazioni di guerra fatte dagli ambasciatori…
Sempre di più anche la guerra sarà una questione di business, con nuovi attori pronti a darsi da fare sul palcoscenico. Infatti sulla scena, da qualche tempo Medaglia americana. a questa parte, sono iniziate ad arrivare le PMF (Private Militare Firms): compagnie che forniscono servizi militari al migliore offerente.
Questo nuovo elemento dello scacchiere politico mondiale conta centinaia di imprese, migliaia di dipendenti e miliardi di dollari di fatturato, derivanti soprattutto dalla collaborazione stretta con i governi occidentali più che dalle operazioni condotte in oltre 50 zone di conflitto nel mondo.
Se il tema delle compagnie militari private non può e non deve esaurirsi alla loro azione diretta sul campo, nonostante ciò sia ovviamente il principale motivo di attenzione e spesso di indignazione, allora è utile vederne la parabola completa.
La provenienza di queste società è importante, perché ci racconta di uno strumento e di un modello che, a grandi balzi, sta divenendo lo standard nel mondo della fornitura dei servizi militari; e ci rende evidente la serie di concessioni che ad esso stanno facendo tutti gli Stati, ormai con un potere eroso anche nelle prerogative più essenziali. È una questione di sovranità e di stabilire chi disponga del controllo delle decisioni.

Boom di mercenari
L’analisi non deve riguardare solo le storie societarie, ma anche i meccanismi di fornitura della manodopera di cui il comparto ha sempre più sete, grazie ai crescenti contratti che si stanno ottenendo in questa congiuntura favorevole. Fin quando le commesse erano di dimensioni ridotte e il mercato muoveva i primi passi, tutte le compagnie si sono affidate a una classe di professionisti di provenienza occidentale e di grande livello di preparazione di base. Soluzione naturale sia perché interna (c’è infatti da ricordare che molte delle compagnie militari private, ora invece controllate da grandi società, sono state fondate da ex-militari soprattutto di forze speciali) sia perché poteva garantire una certa sicurezza dal punto di vista della professionalità, in un momento in cui era necessario garantire affidabilità nel processo di esternalizzazione dei servizi di sicurezza e militari in genere.
In una situazione radicalmente trasformata, in un vero e proprio boom (l’Iraq lo mostra con forza ed evidenza dirompenti), entrambe queste strade franano o perché non praticabili (non è più pensabile che si trovino solo internamente o quantomeno nel giro dei professionisti occidentali le risorse per dare corso ai vari progetti in atto) o perché non più necessarie (nella congiuntura attuale sembra quasi che lo status acquisito dalle PMF le renda intoccabili sia politicamente che per la pubblica visione).
Diventa necessario quindi rintracciare professionalità in bacini di raccolta del tutto nuovi e freschi, e in un certo senso anche pronti a rigenerarsi di Volantino promozionale agenzia sicurezza. continuo. Questo nuovo elemento della politica internazionale costringe a un’analisi dei flussi lavorativi che l’esplosione senza ostacoli della fornitura di servizi privati ha creato. Come sempre, per questo tema, le percezioni trovano un ribaltamento nella realtà e questo dimostra quanto poco si conosca di questo fenomeno innovativo.

In Iraq con furore
Nella grande richiesta di persone disposte a rischiare la vita per il guadagno astronomico delle PMF è ormai il Sud del mondo a fornire le professionalità di livello più elevato (ovviamente dai quadri intermedi in giù, perché le redini dell’affare rimangono in mano agli amministratori del mondo occidentale economicamente evoluto) mentre dal Nord partono molto più spesso persone senza una preparazione militare elevata e che quindi vanno a ingrossare le fila degli addetti ai servizi di “contorno”. Un meccanismo del tutto simile a quanto successo in svariati comparti economici che, nel mondo globalizzato degli ultimi dieci anni, hanno ciclicamente sperimentato delle bolle di espansione. Un meccanismo che, quando analizzato compiutamente, dimostra di affondare le proprie radici più in ragioni di politica industriale che di politica militare.
Il laboratorio nel quale verificare questa tendenza è proprio l’Iraq: non essendo possibile soddisfare tutte le richieste di servizi (un’altra questione interessante sarebbe quella di capire volute da chi…), che hanno fatto lievitare il numero del contingente privato a oltre 30.000 unità, si è aperta una corsa al reclutamento di dipendenti nelle maniere più disparate…
Per cui non deve stupire che, già dall’ottobre del 2003, comparissero sul quotidiano cileno El Mercurio annunci indirizzati alla ricerca di soldati dall’alto livello di istruzione militare e dalla capacità di parlare inglese. Un normale “A.A.A. cercasi” rivolto però a possessori di competenze che usualmente non si penserebbero libere e a disposizione sul mercato; il compenso proposto si attestava sui 18.000 dollari per un periodo di servizio di sei mesi.

Dalla scuola di Pinochet
Ovviamente diverse sono state le risposte pervenute, il che ha portato a oltre un centinaio il contingente dei cittadini cileni presenti in Iraq per espletare compiti di sicurezza privata di stampo militare. Quasi tutti provengono dei reparti speciali (le Boinas Negras) dell’esercito e della marina, gruppi divenuti tristemente noti soprattutto durante l’era dittatoriale di Pinochet. Un curriculum del genere rende tranquilli i datori di lavoro: le capacità militari, tattiche e strategiche sono sicuramente fuori discussione. A fornire loro un contratto è stata la Blackwater (il cui fondatore Gart Jackson ha affermato: “I commando cileni sono davvero molto professionali”), una delle società leader in questo settore, che per il reclutamento si è servita dell’intermediazione di Red Tactica, un’azienda cilena nata allo scopo. Come non riconoscervi modalità e processi

Guerra conto terzi
L’arte della guerra ha una nuova faccia. Modellata da personaggi a loro agio più nelle sale di borsa che nei campi di battaglia. Vere e proprie aziende private che fanno la guerra per conto terzi. A questo tema è dedicato un titolo della collana Futuropassato: MERCENARI S.p.A. di Francesco Vignarca. Un libro scomodo, e necessario. Il primo, in Italia, a raccontare per esteso, con dati, cifre, rivelazioni inedite, la gestione privata della guerra nel mondo globalizzato.
La guerra come business, la fornitura di servizi militari, come attività dì società private. I mercenari nella storia sono sempre esistiti, ma quelli dei nostri giorni sono un fenomeno diverso: non siamo di fronte a una riedizione delle compagnie di ventura del Cinquecento e Seicento, semmai a qualcosa di più simile alle compagnie coloniali commerciali (inglesi, olandesi, francesi) dei secoli successivi, che riuscirono a farsi cedere dagli Stati ampie porzioni di sovranità. Dunque si tratta di un fenomeno – ed è questo il pericolo – che tende a sfuggire al controllo di un’autorità pubblica. II libro, con ricchezza di esempi e di dati, illustra l’attività delle moderne compagnie militari private, citando casi impressionanti: come ad esempio l’assistenza fornita, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, da corporation israeliane alle forze armate dei cartelli colombiani della droga, forze poi coinvolte nell’assassinio di due candidati alla presidenza della Colombia e in un attentato aereo con 111 vittime. O come l’assistenza di una compagnia americana all’esercito croato, quando con una magistrale operazione riconquistò la Salvonia e la Kraijna in mano ai serbi (centomila serbi furono espulsi dalle loro case, sembra con azioni atroci ed esecuzioni sommarie). Ora con la guerra in Iraq si è avuto un boom del fenomeno: nel Paese i dipendenti dell’industria della sicurezza privata sarebbero tra i 20 e i 30 mila, per numero il secondo contingente sul campo (una sola compagnia privata schiera 15.000 uomini 1.000 esperti occidentali e 14.000 iracheni).
del tutto tipici del nostro attuale mondo globalizzato? Già da solo questo sarebbe un punto molto interessante e illuminante per capire l’evolversi del fenomeno nel suo complesso.
Ad attirare questi personaggi verso le proposte di lavoro in Iraq sono ovviamente le condizioni del trattamento economico, che per le cifre proposte va assolutamente oltre qualsiasi altra forma di guadagno. Nel caso dei professionisti cileni si parla di 3-4000 dollari al mese, circa 6-8 volte la retribuzione media mensile nel Paese sudamericano (500 dollari).
Di contro, il vantaggio per le grosse aziende di sicurezza sta tutto nel rapporto “qualità-prezzo” di personale sicuramente abituato al combattimento e alla disciplina, ma che non richiede lo stesso investimento di base dei professionisti occidentali: lo stipendio medio di un operatore militare statunitense o inglese in Iraq si aggira sui 10.000 dollari mensili. In pratica, compagnie come Grupo Tactico sfruttano sul mercato globale della sicurezza una competitività di natura prettamente industriale: un basso costo della manodopera. Anche in questo comparto di servizi è in atto la de-localizzazione.

Non solo Cile
Il caso dei cileni non è per nulla isolato: diverse migliaia sono infatti anche i filippini di stanza nel Paese mediorientale, senza dimenticare i Gurkha Nepalesi, che dalla loro possiedono pure una tradizione secolare di fornitura a contratto di servizi militari.
Anche in questo caso il vantaggio è quello di avere buona professionalità a un prezzo più basso (1.000 dollari al mese per un Gurkha), il che è perfetto per ingrossare le fila degli operatori di sicurezza richiesti in gran numero soprattutto per quanto riguarda compiti di sorveglianza territoriale.
A tutto questo va aggiunto il flusso di lavoratori che dai Paesi occidentali vanno a ingrossare le fila delle compagnie private, che operano in scenari di conflitto per compiti non di stretta natura militare: cuochi, autotrasportatori, contabili, impiegati, tecnici, artigiani, traduttori… In analogia con quanto avviene per i livelli bassi degli eserciti di tutto il mondo, quasi sempre provengono dalle classi meno agiate e più in difficoltà a trovare un lavoro. Persone disposte a rischiare moltissimo, anche la loro stessa vita, per portare a casa in pochi mesi quanto non si sognerebbero nemmeno di guadagnare in una vita. Il Governo USA richiede speciali permessi di affidabilità, che devono essere rilasciati dalle Agenzie della Sicurezza. Con questo “lasciapassare verso il top secret” si entra con pieno titolo nel mercato del lavoro di questo comparto e se ne possono assaporare i vantaggi economici. Non stupisce quindi che la lista d’attesa per ottenere questo pass si sia fatta lunghissima, raggiungendo addirittura le 200.000 unità! Quasi come in una novella “vendita delle indulgenze”… Con il rischio però di trovarsi poi con cuochi e traduttori implicati nello scandalo delle torture della prigione di Abu Ghraib...

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