EDITORIALE

Debito insolubile

Alex Zanotelli

È fondamentale ritornare a parlare del debito non solo perché le nazioni del sud est asiatico, già pesantemente indebitate, sono state colpite dallo Tsunami, ma anche perché stiamo preparandoci al G8 (1-2 luglio a Edinburgh) dove si parlerà di debito. L'Inghilterra l'ha già messo in agenda.
È incredibile che in Italia dopo tutto il parlare sul debito nel 2000, nell'ambito del Giubileo, dopo il formale impegno sancito dall'approvazione della legge 209, fino ad oggi, non sia cambiato nulla. Questo è gravissimo.
Sembra sia stato solo un gesto di penitenza nel contesto giubilare, poi immediatamente dimenticato. L'ha dimenticato anche il governo italiano che ha applicato la 209 solo in parte, finanziandola con soli 4 dei 12 mila miliardi che aveva previsto. E anche quella legge è stata dimenticata.
Ecco perché è importante ora ritornare con forza a parlare di debito. Intanto con le nazioni che hanno subito lo Tsunami. Diventa abbastanza assurdo fare la carità, l'elemosina tenendoli legati al cappio del debito. Siamo molto bravi ed è bella la solidarietà mondiale globalizzata che si è manifestata. Ma se si guarda bene quello che abbiamo raccolto – come cittadini, non tanto come governi, che purtroppo hanno dato molto poco – siamo arrivati intorno a 3-4 miliardi di euro (di dollari) raccolti.
Ben poca cosa quando pensiamo che i poveri del mondo hanno dato nell'anno scorso alla finanza internazionale in interessi sul debito circa 230 miliardi di dollari. Sono loro che finanziano noi, non noi che aiutiamo loro, e per questa ragione è inaccettabile che i ministri economici dei G7 se la siano cavati con una moratoria di 5 anni sui debiti dei Paesi colpiti dallo Tsunami. Non è sufficiente anzi aggrava i problemi.
Trovo tutto questo davvero ipocrita. Ed è incredibile che gli Stati Uniti e l'Europa abbiano rimesso l'80% del debito iracheno sulla proposta americana che diceva che quel debito è odioso perché contratto sotto dittatura (Saddam Hussein) come se gli altri debiti fossero meno odiosi. Molti di quei debiti sono stati contratti sotto dittature ancora più dure di quelle di Saddam Hussein, penso per esempio a Mubutu in Congo o ai militari in Argentina.
Quindi, se si rimette un debito all'Iraq perché è odioso, altrettanto dobbiamo farlo per queste nazioni colpite dallo Tsunami.
Ed eccoci allora alla seconda proposta: ci stiamo ora preparando per questo vertice G8 che si terrà a Edinburgh, in Scozia, all'inizio di luglio. Paese ospitante è l'Inghilterra (in quel momento presiederà anche l'Unione Europea) e la rete ha messo sul tavolo il problema del debito. Il ministro delle finanze inglese, Gordon Braun, ha già detto che i presidenti che parteciperanno alla riunione dovrebbero avere un'unica posizione. L'Inghilterra ha chiesto che ai 42 Paesi più impoveriti al mondo venga rimesso al 100% il debito. E noi chiediamo al governo italiano che appoggi questa proposta – è fondamentale – senza clausole sui Paesi impoveriti. Ma c'è un'altra clausola – l'unica che accettiamo – che riguarda l'impegno della società civile dei Paesi impoveriti a controllare l'uso di questi soldi, per la sanità, per l'educazione e non per altro.

Questo è solo il primo punto. Noi chiediamo che la remissione del debito venga estesa anche ad altre nazioni impoverite.
Ecco allora lo sforzo: fare che il governo italiano vada a Edinburgh appoggiando la proposta del governo inglese. Il governo inglese tra l'altro dice che la remissione del debito il Fondo Monetario può finanziarsela vendendo una piccolissima porzione delle sue riserve auree, meno importanti, specie in questo momento, della vita di milioni di persone.
Infine, ricordiamo al governo italiano che esiste una legge, la 209, che deve essere seriamente attuata, cioè tutto il debito previsto deve essere rimesso. È importante che anche la Conferenza Episcopale Italiana, che pure ha iniziato a fare la sua parte donando una quota pari alla remissione del debito di due Paesi, e le comunità cristiane che hanno partecipato a questa Campagna nel 2000, oggi comincino a fare pressione sul governo italiano perché applichi fino in fondo questa legge. A partire dal Kenya (90 milioni di euro), per comperare i terreni e fare delle piccole casette per i 300 mila baraccati di Nairobi che rischiano di essere sbattuti fuori. È la Campagna “W Nairobi W!”.
Il problema del debito deve essere assunto come priorità politica, perché è immorale che i poveri continuino a morire per pagarlo.

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