Dossier

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Primo non uccidere
A cura di Sergio Paronetto


Primo Mazzolari abita il nostro futuro. Il suo pensiero pulsa e vive. A 50 anni di distanza, incontriamo nelle sue parole l’attuale ricerca ecclesiale circa la consumazione della teologia della “guerra giusta” e il futuro magistero della Chiesa cattolica sulla nonviolenza. Sicuramente Giovanni XXIII ha letto Tu non uccidere, apparso anonimo nel 1955, per preparare la Pacem in terris del 1963. La guerra moderna come fenomeno assurdo (alienum a ratione di Papa Giovanni) è prefigurata in un’illuminazione di don Primo: “Oggi non c’è proporzione tra le rovine prodotte e il male contro cui si pretende di lottare: quelle contengono tale mole di miserie e di mali, e cioè compongono un peccato così gigantesco, da invalidare qualsiasi retta intenzione e capovolgere ogni ragione” (Tu non uccidere, a cura di Rienzo Colla, La Locusta, 1969). Chi è ansioso di affermare la “verità cattolica” sulla guerra non può limitarsi a ripetere vecchie formule, illustrare le condizioni per le quali un evento bellico possa essere considerato possibile come extrema ratio. Deve verificare se quelle condizioni oggi, a 60 anni dopo Hiroshima, esistono, se quella ratio frettolosamente o abusivamente invocata non sia già “capovolta”. Deve, cioè, ripartire da Primo Mazzolari.
Certamente il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha trovato in lui un ispiratore. Alcuni passaggi della Gaudium et spes e molte spinte al rifiuto del sistema di guerra, a partire dalla scuola di Barbiana, hanno trovato in lui un punto di riferimento. Don Primo avverte con lungimiranza i sussulti della storia del Novecento, la “novità smisurata” in fermento. Viviamo tra un mondo che muore e un mondo impotente a nascere perché noi cristiani, osserva don Primo, non siamo “audaci”, non testimoniamo una reale novità, non siamo ancora credenti nella “pax Christi”.
Non possiamo dire come e quando, ma avverrà. Un giorno il Papa e i vescovi riuniti assieme forse in un nuovo Concilio o Sinodo, magari con esponenti di altre Chiese cristiane o di altre religioni, definiranno solennemente la guerra come “gigantesco peccato” o, utilizzando un’espressione forte di Giovanni Paolo II, come “abisso del male”, proclameranno la nonviolenza come unico vero annuncio cristiano, indicheranno in Gesù Cristo l’inventore-promotore della nonviolenza che è “via, verità e vita” per i credenti nella pace.
Primo Mazzolari muore il 12 aprile 1959 tre mesi dopo l’annuncio della convocazione del Concilio Vaticano II e due mesi dopo essere stato ricevuto da Giovanni XXIII che lo riconosce profeta della pace (“la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana”). Nel 1999, il cardinal Martini lo definirà “profeta coraggioso e obbediente, che fece del Vangelo il cuore del suo ministero. Capace di scrutare i segni dei tempi, condivise le sofferenze e le speranze della gente, amò i poveri, rispettò gli increduli, ricercò e amò i lontani, visse la tolleranza come imitazione dell’agire di Dio” (in Impegno n. 1, luglio 1999, 51-52). In molti aspetti, Mazzolari si collega a Gandhi e a Martin Luther King, a David Maria Turoldo e a don Milani, a Ernesto Balducci, a Tonino Bello, a Oscar Romero. Pensare a lui vuol dire rinnovare lo spirito del Concilio, promuovere una concreta teologia-pratica della nonviolenza, dichiarare la nostra disponibilità a camminare come popolo di Dio per convertirci tutti alla pace di Cristo “nostra pace”.

Sommario:


    5 Articoli
    • Mazzolari allora e... Adesso

      Mazzolari allora e... Adesso

      Monaco, inquieto. Gettava ponti. E non amava il trionfalismo del mondo cattolico. Penna intelligente che si affacciava dalle pagine del suo giornale. Biografia di un prete. Quanto mai attuale.
      Sergio Paronetto
    • La fine della guerra

      La fine della guerra

      Il dibattito e il clima culturale che genera un volumetto tanto esiguo quanto scomodo. Tu non uccidere.

      Emilio Butturini
    • Organizzare la pace

      Organizzare la pace

      Da sempre avevano creduto che preparando la guerra si ottiene la pace.
      Giunge il momento in cui la pace non è solo oggetto di predicazione.

      S. P.
    • Non c’è guerra nel Vangelo

      Non c’è guerra nel Vangelo

      Le motivazioni proposte da don Mazzolari in Tu non uccidere sono oggetto di una valutazione teologica attuale.
      Luigi Lorenzetti
    • La nonviolenza in pratica

      Nella scia dei grandi testimoni della pace, anche per Mazzolari le ragioni della nonviolenza hanno profonde radici etiche.
      Peppe Sini

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