Dossier

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Bonhoeffer ai tempi dei teocons
A cura di Alberto Conci


Fare memoria, a sessant’anni dalla morte, di Dietrich Bonhoeffer, quest’uomo buono, che visse la propria fede fino al martirio, non significa solo scegliere di non consegnarlo al passato, celebrandolo purché non ritorni; piuttosto significa accettare di lasciarsi inquietare dalle sue parole e dalla sua vita, accogliendone una duplice eredità.
La prima sul piano teoretico: ci sono categorie della teologia di Bonhoeffer che non solo non sono tramontate, ma continuano a essere fortemente provocatorie, e per questo andrebbero recuperate e riscoperte in una situazione nella quale riaffiorano tentazioni apologetiche. I grandi temi, spesso solo abbozzati, del rapporto con il mondo divenuto adulto, della debolezza di Dio, della tensione fra ultimo e penultimo, della salvezza, della fedeltà al Vangelo, del senso e del valore delle relazioni con l’altro e con Dio, solo per dirne alcuni, potrebbero essere di nuovo fecondi in un tempo come il nostro, nel quale si cercano sicurezze all’interno di una religione aggressiva che usa la verità come un maglio.
La seconda è invece l’eredità sul piano dell’etica politica, dove le provocazioni di Bonhoeffer in ordine alla nonviolenza, alla resistenza al male, alle devastazioni provocate dalla stupidità, all’assunzione di colpa, in definitiva alla responsabilità, mantengono tutta la loro attualità di fronte al tentativo, oggi così frequente, di giustificare qualsiasi nefandezza richiamandosi a una caricatura della responsabilità politica: “Chi – scrive Bonhoeffer –, sapendo che la corresponsabilità per il corso della storia gli viene imposta da Dio, non permette che nulla di quanto accade lo privi di essa, costui saprà individuare un rapporto fruttuoso con gli eventi storici, al di là della sterile critica e del non meno sterile opportunismo”.
A quest’uomo, che pochi mesi prima di morire scrisse alla fidanzata “io credo che i cristiani che stanno con un solo piede sulla terra staranno con un solo piede anche in paradiso”, dovremmo tornare a guardare, poiché, come ebbe a dire Sperna Weiland, “egli è alle nostre spalle, ma è ancora davanti a noi”.


Sommario:


    4 Articoli
    • Il comandamento concreto
      NONVIOLENZA

      Il comandamento concreto

      La pace come un comandamento concreto. Non come esortazione. Dinanzi alla minaccia nazista occorreva di più. Il percorso di una fede che s’incarna nella nonviolenza e sceglie il martirio della congiura.
      Alberto Conci
    • CHIESE

      Una Chiesa per resistere

      A colloquio con il teologo valdese Paolo Ricca. Per riscoprire, attraverso Bonhoeffer, un Vangelo di resistenza ai poteri. E per imparare a vivere la fede in un mondo divenuto adulto...
      Francesco Comina
    • TEOLOGIA

      Elogio di un fuoriuscito

      Bonhoeffer non ricerca la morte. Al contrario osa e rischia la libertà dell’amore. Cioè esiste. Semplicemente. La scelta dell’azione nasce da un atto di fede.
      Silvia Meroni
    • Questione di vita o di morte
      ETICA

      Questione di vita o di morte

      Il coraggio di rispondere al dono della vita con un agire quotidiano responsabile. Sempre. Responsabili di sé, degli altri, delle cose, delle istituzioni.
      Michele Nicoletti

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    • La lunga strada
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      Nel settantesimo compleanno della Dichiarazione dei diritti umani, camminiamo verso l’abolizione della pena di morte.
      A che punto siamo?
      10 dicembre 2018 - Nessa Gibbardo (Coordinamento pena di morte Amnesty International Italia)
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